Luglio 2010
Gela (CL), Italia

COMPLEMENTARE MATERICO

Copertina

Ristrutturazione di un bar sito a Gela in Corso Vittorio Emanuele Il bar occupa uno degli antichi magazzini di Palazzo Di Fede, un palazzo storico della città, il suo prospetto offre uno dei pochi esempi di barocco a Gela. Un luogo che esteso al suo intorno abbraccia palazzi, chiese, un teatro, una piazza, le mura di fortificazione ed il Castello Federiciano, gran parte della storia locale è racchiusa in questo stralcio planimetrico! Partendo proprio da un esame dell’intorno il bar si colloca quasi al centro, e non solo per una questione geometrica ma anche sociale, così un bar diventa un luogo di aggregazione, un punto di incontro, di scambio, diventa esso stesso una piccola piazza. L’intervento di ristrutturazione è consistito principalmente nel proporre una spazialità nuova, con colori e materiali nuovi evidenziando allo stesso tempo tutti gli elementi che sono stati mantenuti della prima ristrutturazione che lo Studio Castellana fece negli anni Novanta. Una spazialità nuova, un nuovo concept che si legge subito fin dai primi elementi mostrati in prospetto. Lo stipite in pietra bianca che dall’esterno già preannuncia lo spazio prospettico interno svela il concept della rotazione degli assi e si esplica nell’insegna che affianca una lesena/parasta dell’antico prospetto barocco, denunciando una serena tensione tra due diversi linguaggi architettonici, distanti più di tre secoli l’uno dall’altro. Accanto , l’insegna che ingloba nelle sue geometrie l’impianto di condizionamento dell’aria, proposto nella forma pura del cerchio. Una prospettiva, dunque, che dall’esterno invita a percepire uno spazio interno concluso nella parete di fondo. Quest’ultima costituisce uno degli elementi risalenti al primo intervento degli anni Novanta scelti a testimoniare tutte le vicende progettuali che questo spazio ha vissuto nel tempo. La parete strutturata da elementi modulari viene ribadita come perfetto strumento di misura dell’intero progetto, composta da cinque pannelli di legno verde ramina, per la parte inferiore, e con lamine d’acciaio corten per la parte superiore. Le lamine d’acciaio corten seguono l’andamento curvo dell’antico soffitto ligneo sorretto da un’orditura di travi di legno e rinforzato da putrelle. Qui la scelta è stata quella di imbianchire totalmente travi e soffitto e di mettere in evidenza le putrelle con una vernice micacea verde ramina. In memoria del precedente sistema di illuminazione su fili pendenti da carrucole, sono fissati tre lampadari dalla struttura in ferro bianco che dal soffitto pendono sulla parte centrale del banco. I tre lampadari costituiscono l’illuminazione secondaria di un progetto di illuminotecnica interamente incentrato sull’utilizzo della nuova tecnologia a LED, di cui fanno parte decine di faretti incassati alle mensole di legno e al controsoffitto sull’angolo della ricevitoria, e quattro fari, che rivolti verso l’alto diffondono una luce bianca intensa molto naturale. Il bianco che pervade l’intero spazio, dalle pareti al banco, alle luci cala verso il pavimento dai toni più scuri del cemento e della pietra, ruvido e leggermente spolverizzato da piccoli granuli brillanti, risultato questo delle nuove tecniche della produzione di paste ceramiche per pavimenti. Se entrando si percepisce subito la parete di fondo, appena ci si trova definitivamente all’interno si scoprono le altre pareti e il grande arco in blocchi di pietra squadrati. Esso divide lo spazio in due parti, una più grande, è quasi un cubo perfetto, l’altra, più piccola e rettangolare ne è il suo incremento. Riaffermando così la consapevolezza e la volontà di mantenere leggibili parti di un testo ( quello architettonico) scritto a più mani e a più riprese. Il grande arco si lega da un lato alla parete del banco (spazio servente), dall’altro alla “parete dei tavoli”(spazio servito). A questa parete a sua volta è inscritto un arco, anch’esso della stessa tipologia di quello centrale, che racchiude una parete intonacata con un grigio tonale sulla quale si staglia una lunga mensola verde ramina con faretti incassati. Una mensola d’appoggio, espositiva, che si delinea come scenografia per i tavoli che sotto di essa sono stati disposti. La parete del banco, invece, si costruisce proprio a partire dall’arco, elemento separatore della lunga parete, generando una soluzione estetico/funzionale secondo la quale sono state disposte le mensole che da esso si stagliano. Con un breve setto murario , che si aggancia alla parete, si genera una separazione, una differenza anche di funzioni, tra cosa si offre prima dell’arco e cosa si offre dopo. Infatti, se la parte iniziale del banco è organizzata per la somministrazione e la vendita di bevande, la parte successiva cambia e diventa un banco-frigo per piccoli assaggi di gastronomia. Così la parete che si costituisce come spazio servente diventa una concatenazione di eventi diversi, legati e separati allo stesso tempo l’uno dall’altro. La piccola promenade, che si è venuta a creare, è di conseguenza scandita anche secondo momenti diversi della giornata, essendo il locale aperto fin dalle prime ore della giornata. Il banco dei croissant e dei dolci legato al momento della colazione, il banco bar legato alla somministrazione delle bevande e quindi a tutto l’arco della giornata, ed infine si conclude con il banco-frigo, usato dall’ora di pranzo in poi. La ricevitoria è un progetto a se, studiato per costituire uno spazio d’invito, d’inizio ma anche uno spazio distinto dal seguito, con funzioni diverse da quelle svolte in un bar, ma con le stesse funzioni di carattere pubblico-ricettivo. E’ la soluzione d’angolo, che si distingue e qualifica per forma e funzione, è la cerniera che impernia la rotazione dell’asse di giacitura protratto fino all’esterno. Anna Turco

Progettazione

  • Progettista: studio | castellana
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