Febbraio 2005
Sassari (SS), Italia

Banco Di Sardegna, Sassari

258176870

Abstract

The main feature of this proposal is the deep image change of the interior spaces open to the public and its relation with the external Castello Square. The ancient opaque image of the building changes into transparency: an invitation to enter with the impossibility to distinguish interior and exterior; once inside, a sequence of ascending levels conforms the public spaces. A new organization of the skylights permits a better lighting distribution. The working areas, on the upper levels, are more private and protected by mobile panels which nuance the light. The use of new materials like bronze and serigraphed glass in a building dominated by concrete and a new night illumination proposes an unknown relation between exterior and interior.

Design: 2004, 1st prize competition in collaboration with Nicolás Carbajal Client: Banco di Sardegna GFA: 5.000 m2

Memoria

Riqualificare un’immagine, valorizzare un patrimonio

L’idea di riqualificare la sede di Piazza Castello, modificandone l’aspetto per cercare un miglior inserimento nel contesto della piazza, pone delle questioni che chiamano in causa tanto l’immagine dell’edificio quanto la nostra possibilità di percepirlo come parte della storia della città.

La struttura urbana è nella sua totalità un contesto di documenti consegnati all’interpretazione delle generazioni presenti e future. Al suo interno l’alternativa tra “trasformazione” – legittima, auspicabile, doverosa, ... – e “conservazione” – intesa come rispetto dei dati della storia, senza che questa possa dividersi in maiuscole e minuscole – è sempre una drastica semplificazione. Un intervento di riqualificazione non può risolversi in improbabili bilanci tra cosa conservare e cosa trasformare, ma chiama in causa la ricerca di una coerenza dell’operazione architettonica, che non può scindere i valori d’uso dai valori storici e questi dai valori di novità.

L’oggetto architettonico è un fatto complesso che si relaziona a come viene visto, usato e riconosciuto. Muta col mutare del contesto e col mutare della cultura dell’osservatore. Si relativizza al tempo ed allo spazio che l’hanno generato. Può accadere allora che un progetto capace di sviluppare soluzioni in consonanza con l’architettura esistente immetta nel circuito altri valori ed altri sistemi di comunicazione, anche in parte diversi da quelli iniziali, senza che questo significhi una perdita della capacità evocativa.

Certo le cose si rompono. I pezzi si consumano. I materiali invecchiano. I sistemi meccanici diventano obsoleti. Ma anche le idee si sciupano e forse proprio queste sono le più difficili da “riparare”.

Allora cambiare, rivestire, modificare sono proposte provocatorie/liberatorie o reali possibilità per un edificio percepito come troppo distante dal contesto? E se così, quale contesto? Quale legittimità o quale uniformità può rivendicare una nuova immagine architettonica?

Non è questa la sede per riconsiderare interpretazioni e storia culturale della costruzione della città, ma si può e si deve riconosce la presenza delle diverse storie come un arricchimento e in questo possiamo oggi contare su una consapevolezza diffusa e matura, benché talvolta faticosamente modulata sul piano operativo dalla difficoltà di ricomprendere nel campo della storia e della conservazione le memorie più vicine all’oggi.

In questo caso ci troviamo di fronte un edificio che non ha cercato alcun accondiscendente ambientamento pur presentando un accurato inserimento nella maglia urbana ai limiti del centro antico. Emerge con decisione dall’ambito delle intrusioni del dopoguerra nel centro antico sassarese. Il suo insieme riesce a comporre un equilibrio stabile, il cui unico reale punto di cedimento si ritrova negli interni e nel contatto di questi con lo spazio esterno. Ecco perché la nostra proposta non ritiene che una nuova identità per la sede del Banco passi per una nuova immagine sovrapponibile all’esistente, ma bensì trovi una più compiuta logica architettonica nella riprogettazione di spazi interni ed esterni e nella conservazione della solida capacità evocativa della storia.

Una nuova trasparenza: il legame tra esterno ed interno

La proposta si concentra principalmente in un profondo cambio dell’immagine dei saloni aperti al pubblico e delle relazioni tra loro e con l’esterno.

Se dal primo piano, adibito ad uffici, fino alla coronazione con la sala conferenze l’edificio possiede un’immagine esterna potente, ritmata, ed allo stesso tempo attrattiva, lo stesso non si può dire dei livelli sottostanti che si chiudono in se stessi senza offrire nessun suggerimento di ciò che accade all’interno, allontanando non solo lo sguardo dei passanti, ma anche la loro presenza fisica. Come abbiamo precedentemente rilevato è proprio qui che l’edificio rivela il suo limite. La trasparenza, l’impossibilità di distinguere un’architettura del dentro da un architettura del fuori, esplicita concretizzazione delle possibilità dei moderni telai in calcestruzzo e della tecnologia di vetri ed infissi, sono caratteri propri della modernità. Eppure qui si perdono, sono negati da un uso non consono.

Con il nuovo progetto ad un’immagine completamente opaca si é voluto contrapporre la trasparenza; al rifiuto, l’invito ad entrare; all’oscurità la luce.

L’ingresso principale è situato al livello più basso lungo la pendenza della strada parallela alla Piazza Castello ( – 0,93m), che d’ora in avanti chiameremo ± 0,00. L’eliminazione delle grandi aiuole e dei gradini permette di ampliare il marciapiede fin sotto all’edificio, in una indispensabile sistemazione di suolo che sottolinea la relazione tra interno ed esterno ed i punti di transito dove questo scambio avviene.

Si mantiene l’entrata dei dipendenti alla quota – 0,30, mentre all’angolo con Via Cagliari si propone un nuovo ingresso dove nuovamente la quota di livello del pavimento interno coincide con la strada, alla quota +1.15 (+0,22). Questa entrata permette di poter accedere agli ascensori e quindi ai livelli superiori ed alla sala conferenze senza dover passare per la zona dei saloni con un percorso totalmente autonomo.

Entrando nella banca dall’ingresso principale si accede ad una zona di controllo all’interno della quale sono collocati bancomat e altri dispositivi automatici, che in questo modo possono funzionare autonomamente durante le ore di chiusura della banca.

Una volta passato questo filtro ci troviamo al primo livello, (il più basso), della sequenza di piani o volumi che costituiscono il sistema dei saloni. Percorrendo la rampa o la scala inizia la “promenade” che ci conduce agli ascensori e successivamente alla zona destinata alle operazioni di sportello +2,30 (+1,37), transitando per una zona a doppia altezza ottenuta con il taglio di parte della soletta della quota +4,60 (+3,67). Consideriamo che quest’operazione favorisca l’integrazione dei vari livelli, in particolar modo in una zona dove attualmente si risente di un’eccessiva compressione dello spazio e di una carenza di luce. Si continua a salire percorrendo una scala che si affaccia su questo “nuovo vuoto”, e che sfrutta i due grandi pilastri sia da un punto di vista strutturale che spaziale. L’accessibilità ai disabili è garantita in tutto l’edificio tranne che alla quota + 3,45, dove ad ogni modo si ripetono dal punto di vista funzionale le stesse operazioni di sportello che avvengono anche nel salone principale. Dalla strada si può accedere ad entrambi i livelli ± 0,00 e + 1,15, collegati tra di loro da una rampa, mentre i livelli + 2,30 e + 4,60 sono raggiungibili con gli ascensori come indicato in pianta.

Nel grande salone abbiamo voluto proporre una nuova organizzazione dei lucernai per ottenere una migliore distribuzione della luce naturale. Questi vengono modificati nella forma, mantenendo però la struttura esistente per poter facilitare i lavori durante la ristrutturazione e tenendo in conto la necessità di interventi opportunamente frazionati, tali da non compromettere l’agibilità e l’operatività degli uffici.

Abbiamo voluto trasmettere ancora una volta con l’uso dei pieni e dei vuoti l’asse fondamentale del progetto. La maglia regolare dei cassettoni esistenti è sostituita da elementi fondamentalmente longitudinali che segnalano la relazione interno-esterno. Perpendicolarmente a questi, in secondo piano, si sono mantenuti gli elementi piramidali che garantiscono una migliore diffusione della luce e permettono di occultare il sistema elettrico di illuminazione. Queste successioni di spazi vuoti e pieni, interni ed esterni, che circondano e che a loro volta sono circondati, permettono di giocare con i volumi, le luci e le ombre che scivolano sulle pareti.

Una volta raggiunto questo spazio ed avendo dato un’occhiata verso l’alto e visto il cielo, se ci giriamo su noi stessi e riguardiamo il percorso appena fatto potremo scoprire una nuova visione dell’esterno e della piazza fino ad ora sconosciuta. Esterno, e quindi facciata, che se vista dalla piazza offre, due zone distinte. Quella in diretto contatto con la strada con il passaggio delle macchine e della gente completamente vetrata, che mette a nudo i grandi pilastri strutturali dell’edificio, permettendo di prolungare la visione oltre la piazza fin dentro l’edificio, e quella del livello superiore, zona di lavoro intima e protetta da sguardi indiscreti mediante pannelli girevoli di diverse dimensioni, che permettono di mantenere in ogni momento un’adeguata illuminazione naturale. Al di là di questi, sui vetri appare con toni di colori leggeri e diffusi l’immagine dell’antico castello aragonese. Immagine riflessa, memoria di qualcosa che non esiste più, ma di cui se ne conserva il ricordo nel nome della piazza.

L’architettura notturna

La notte, le luci, i riflessi e le trasparenze sono veri e propri elementi di progetto. La nuova immagine dell’edificio sarà forte e partecipe della città anche nelle ore notturne.

Se di giorno la trasparenza e lo sguardo vanno da dentro l’edificio verso l’esterno, di notte succede il contrario. Non si tratta di illuminare semplicemente l’edificio dall’esterno, ma di pensare ad una seconda architettura simultanea: notturna e autoilluminantesi.

Il basamento degli spazi pubblici brillerà di una luce propria proveniente dall’interno, svelando quello che durante il giorno da fuori non si vede. Allo stesso modo anche il coronamento dell’edificio si illuminerà lasciando in ombra e nel mezzo il corpo a sbalzo degli uffici. Le luci non riveleranno soltanto i volumi ma ne individueranno di nuovi, creeranno scomparse di elementi, eliminazioni di peso. Non si tratta di illuminare l’architettura ma di valersi della luce “nell’architettura”.

La conservazione delle facciate

La conservazione delle facciate esistenti non crea particolari problemi. I principali fenomeni di degrado dei prospetti sono causati dalla normale carbonatazione del calcestruzzo la cui alcalinità, indispensabile per proteggere le barre d’armatura dall’ossidazione, viene neutralizzata dalla lenta penetrazione dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera. L’ossidazione dei ferri, con il conseguente aumento di volume, provoca i fenomeni di “spalling” all’origine della caduta del calcestruzzo copriferro. Il ripristino di una situazione stabile e sicura è una tecnica ormai lungamente testata nella sua efficacia ed economia. Il metodo tradizionale prevede la rimozione del calcestruzzo danneggiato e la sua sostituzione con una malta cementizia, eventualmente fibrorinforzata, che ristabilisca le condizioni di passività sull’acciaio. In caso di spessori copriferro particolarmente ridotti è utile un’ulteriore passivazione dei ferri con convertitori e vernici protettive.

Questo intervento si unisce ad una accurata valutazione dei colori delle facciate le cui tonalità dei bianchi e dei grigi, soprattutto nel rapporto tra elementi aggettanti e superfici piane intonacate, contribuiscono in maniera determinante alla definizione dell’immagine dell’edificio.

L’aggiornamento dell’immagine nei nuovi materiali

All’immagine generale dell’edificio, dominata dalla presenza del cemento armato abbiamo voluto aggiungere quella del vetro, associato al bronzo. Proponiamo di realizzare tutti gli infissi, tanto quelli dei primi piani come di tutte le finestre, che si trovano in pessimo stato di conservazione, in bronzo. La nostra proposta é quella di mantenere le linee generali del disegno dell’epoca, con il serramento a bilico orizzontale ed il frangisole che proporzionano ripetuti cambi nel piano della facciata introducendo un particolare effetto vibrante, inserendo però variazioni nel contenuto tecnologico e nel tipo dei materiali.

Queste sottili sostituzioni dei materiali e la presenza dominante del vetro nei cambi proposti per la zona dei saloni, con la sconosciuta relazione interno-esterno definita dal progetto, unita ad una corretta illuminazione dell’edificio durante le ore notturne, possono sicuramente offrire una nuova immagine della banca mai sperimentata fino a adesso.

Una nuova organizzazione per parcheggi e archivi

Per quanto riguarda la zona archivi e parcheggi si é voluto in primo luogo aumentare il livello di sicurezza proponendo una diversificazione degli accessi.

Da una parte una nuova rampa appoggiata sul limite del lotto permette l’ingresso del furgone porta valori che dovrà attraversare un doppio sistema di aperture prima di raggiungere la zona di carico e scarico.

Un secondo accesso, del tutto indipendente dal precedente, conduce ad un livello al di sotto del salone principale dove si deposita l’auto che è catturata dal sistema di parcheggio automatico. Il conducente accede esclusivamente a questa zona,e a nessun’altra degli interrati, percorrendo la rampa che conduce in Via Cagliari, oppure utilizzando l’ascensore o la torre delle scale esistente che nel progetto si prolunga fino al livello di deposito del veicolo.

Consideriamo che migliorare e modernizzare il sistema di parcheggio automatico esistente sia la soluzione migliore e più adeguata alle necessità attuali della banca: si esclude la presenza umana all’interno dell’autosilo, quindi nessun pericolo d’aggressione alle persone o di furti e danneggiamenti alle autovetture e ai beni che si trovano a bordo. Minori possibilità d’incendio, che normalmente è causato dai ritorni di fiamma delle autovetture. Tutte le sicurezze previste per legge sono comprese nei sistemi delle ditte consultate; i motori delle autovetture sono spenti, quindi non vi è alcun inquinamento né acustico né atmosferico. La qualità del servizio è eccellente e prevede un funzionamento completamente automatico, con utilizzo di una scheda magnetica per i dipendenti, a tutte le ore del giorno e della notte. Maggiore comodità e velocità di deposito e prelievo di un veicolo: la ricerca di un posto auto libero e il tragitto pedonale da e per l’uscita in un parcheggio tradizionale durano più di un ciclo medio di un parcheggio meccanizzato (da uno a due minuti). L’impianto può essere dimensionato anche per flussi elevatissimi (es. un’auto ogni 10 secondi), e l’uscita delle autovetture può essere programmata a distanza.

Vista la necessità di nuovi archivi, si propone di utilizzare come parcheggi gli ultimi quattro livelli (solaio dal 1º al 4º, come indicato nelle sezioni allegate) lasciando i due livelli più prossimi al piano terra a disposizione per l’immagazzinamento e la conservazione dei documenti della banca, facilitando così tutti gli aspetti legati all’evacuazione per incendio ed al rinnovo dell’aria. In questi due livelli, al fine di aumentarne la superficie disponibile, si propone di chiudere il grande vuoto esistente lasciando solo lo spazio sufficiente per il movimento della torre trasloelevatrice, necessaria per il sistema di parcheggio. La proporzione di due piani per archivi e quattro per i parcheggi, sembra la più adeguata, anche se in qualsiasi momento si potrebbe aumentare la superficie d’immagazzinamento, o i posti auto, secondo le esigenze della stessa banca.

Progettazione

  • Capogruppo: Solinas Verd Arquitectos
  • Progettista: Lorenza Comino
  • Progettista: Nicolás Carbajal Ballell
  • Progettista: Andrea Canziani
  • Progettista: Gabriel Verd Gallego

Collaborazioni

  • Gruppo di progettazione: GABRIEL VERD, NICOLAS CARBAJAL, LORENZA COMINO, ANDREA CANZIANI E MARIO DELITALA
In collaborazione con: Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Sassari. Powered by Europaconcorsi