INTRODUZIONE Ubicato in un contesto naturale di eccezionale bellezza, nell’alveo del Po, il nuovo punto panoramico attrezzato dovrà necessariamente rapportarsi con una situazione infrastrutturale di notevole impatto ambientale. Infatti l’antica via romana Emilia, nel tratto di attraversamento del fiume, dal 1944 si trasforma in un collegamento stradale cruciale nella viabilità di questa porzione di territorio andando tuttavia a compromettere in parte le qualità paesistiche e ambientali del contesto addizionandoli tuttavia un carattere più urbano e artificiale non necessariamente da condannare. Il limite fisico e concettuale diventa il punto di riflessione per la progettazione di un’architettura che, nell’immaginario romantico, luogo di ozio e osservazione immerso in grandi giardini o parchi, qui acquista carattere di landmark territoriale. Il nuovo punto panoramico dovrà infatti imporre la sua presenza in un territorio ibrido nel quale convivono manufatti urbani parallelamente a grandi frammenti di paesaggio naturale. Naturalità – artificialità, verticalità – orizzontalità sono quindi le dicotomie con cui confrontarsi e dalle quali si genera il progetto.
IL PROGETTO Il posizionamento del punto di osservazione, limitato da bando tra la prima e la seconda pila a partire dalla sponda piacentina, è stato meglio definito considerando la distanza dalla città di Piacenza e la sezione stradale dell’attraversamento. Se la prima riflessione porta all’allineamento del punto panoramico con la prima pila per la maggior vicinanza alla città, il secondo lo posiziona a valle del ponte in modo da garantire il collegamento diretto con la pista ciclabile, tanto da intendere la “piattaforma di sbarco” come deformazione della stessa. Ad un movimento rettilineo si contrappone una condizione di arresto, una plasticizzazione materica che genera il punto di ristoro e accoglie lo slancio verticale della torre nella quale s’incastra il cannocchiale di osservazione. Il manufatto, per la sua altezza in rapporto a due elementi orizzontali come la strada e il fiume, diventa il maggiore segno del territorio, un elemento che contraddistinguerà l’ingresso alla città di Picenza.
Sviluppato su due livelli principali la struttura è la combinazione tra un piattaforma e una torre che termina in un cannocchiale d’osservazione. L’ampia superficie orizzontale, da intendersi come una deformazione della pista ciclabile, definisce nel suo movimento “sali-scendi” uno spazio vuoto sottostante ceh contiene vani tecnici e un’area coperta dove viene collocato un bar. Il nuovo punto di ristoro, collocato lungo il limite sud della piattaforma, è diaframma tra un elemento troppo spesso invadente e chiassoso come la strada e il paesaggio naturale del fiume Po. L’idea di movimento orografico della piattaforma, legata alla caratteristica intrinseca della strada, viene trasferita anche nella stessa gestione del bar: come il ponte è elemento di attraversamento anche il bar acquista per le sue dimensioni minime, un carattere di transitorietà: un “take away” costringere il visitatore a non soffermarsi a lungo al suo interno quanto piuttosto a proseguire il percorso verticalmente, verso il punto panoramico più elevato. Allo scopo di mantenere una continuità fisica e visiva con la pista ciclabile, oltre a scegliere un materiale ad elevata resistenza agli agenti atmosferici, si prevede l’utilizzo dell’asfalto pigmentato per tutta la superficie, compreso il bar, della piattaforma orizzontale. Il colore verde petrolio sarà identificativo dell’intervento. Il movimento centripeto della superficie conduce al centro dove, una gabbia metallica racchiude un ascensore (in modo da garantire l’accesso a tutta la struttura anche ai diversamente abili) ed una scala, collegamenti verticali verso uno spazio scatolare (quasi una vera e propria camera fotografica) che porteranno i visitatori a 20 metri di altezza per ammirare lo straordinario paesaggio fluviale senza interferenze visive con elementi urbani. Il volume del vero e proprio belvedere si presenta molto essenziale e definito: allineato secondo la direzione N-NO, richiesta specifica del bando al fine di privilegiare la vista tramonto, si presenta aperto lungo i lati corti e chiuso da un diaframma di lamelle di legno lungo i lati lunghi. Alla possibilità di osservare il territorio a 360° una leggera gradinata interna privilegia la direzione stessa del tubo. Tra la superficie in movimento trattata con asfalto, strettamente legata all’aspetto urbano, e il volume stereometrico ma materialmente più naturale nell’utilizzo del legno come rivestimento, si colloca una struttura metallica definita da una serie di pilastri a sezione circolare collegati orizzontalmente da un successione non regolare di anelli in acciaio. Scala e ascensore ne definiscono la sezione orizzontale del volume. La struttura scarna ed essenziale nasce dalla necessità di enfatizzare le differenze dei volumi (piattaforma-belvedere) non anteponendo un terzo elemento caratterizzato: il suo annullamento è nella la scelta di interagire con l’ambiente in cui questo è inserito: un particolare rivestimento degli anelli in “acciaio trattato” (1) riflettere i colori naturali dell’intorno, dell’acqua e del cielo, e ne modifica la colorazione in funzione all’umidità presente. Gli anelli diventano una riflessione dell’ambiente. Il manufatto si fa ambiente. La “non regolarità” degli anelli e il loro particolare rivestimento trasformano il volume rigido in vibrazione, la struttura si alleggerisce ma contemporaneamente, nella sua immagine industriale, cerca un rapporto più ruvido, urbano e deciso con la strada. Naturale e artificiale si fondono all’interno di una presenza scultorea che muta il suo aspetto nelle stagioni e nelle ore del giorno imponendo a volte la sua presenza altre dissolvendosi tra acqua e cielo.