Ristrutturazione di un appartamento con destinazione atelier. Il tentativo è quello di progettare, in piccolo, un edificio-laboratoriio in maniera “industriale” ed economica.Un “nuovo” costruito dall’essenza che trapela dallo stato di fatto e dalla finalità che prenderà l’edificio. L’edificio progettato come un’unità (in verticale) di piccole superficie (circa 35 mq. per tre livelli)e non come sequenza qualsiasi di spazi sotto un tetto che tenta di captare “luce” e che conduce da uno spazio ad un altro. La semplicità della costruzione e il perfezionamento del dettaglio ha influenzato l’architettura . Lo “sforzo” che proponiamo alla committenza è di accettare le esigenze tecniche proposte e le combinazione di pochi materiali da utilizzarli (lamiere-coibentate, ferro-zincato, vetro, leggno e intonaco)in maniera economica e conforme alla loro destinazione ed a far sprigionare la loro bellezza con il loro uso ragionato. E’ significativo il fatto che sono stati scelti materiali ormai “codificati” nell’espressione contemporanea (ma ovviamente anche di tutto il’900)dell’abitare che vengono ben utilizzati dagli artigiani locali. In questo progetto gli spazi sono concepiti come un continuum: non esiste, in realtà, alcun limite fra interno ed esterno e la scala interna garantisce (elemento minimale verticale)”chiarezza” dei vari livelli che sono messi in comunicazione visiva, anche, da tagli nei solai, “ricoperti” da vetro calpestabile. “L’edificio è la costruzione e l’“arte” è la parte creativa”, come diceva bene Mies ed è stato questo principio che abbiamo inteso reinterpretare . Partendo dal concetto spaziale, la nostra vuole essere una “costruzione chiara”. Una costruzione disarticolata in cui la stessa “massa” si ripete non sempre uguale a se stessa e viene modificata in maniera ordinata. E’ essenziale che la costruzione formi un tutto logico. La costruzione è la definizione di come vengono combinati elementi verticali e materiali. Abbiamo inteso ideare uno spazio pratico ed economico in cui adeguiamo la funzione. Fondamentalmente,abbiamo, una forma triangolare, la sua visibilità ci ha stimolato nel non cadere nei “cul-de-sac” naturali dei suoi angoli, rinviando sempre ad altre prospettive. La forza creativa viene alla luce prima di tutto, nella pelle esterna, la cortina di lamiera – grecata e vetro,una sorta di “curtain wall”. La separazione evidente fra elementi algidi ed economici, avvolgenti, rimanda a molte possibilità. Abbiamo tentato di manifestare la differenza netta tra pelle e scheletro utilizzando forme semplici, geometriche che si modellano facilmente. La forza della “luce” prima di tutto, viene dalla pelle esterna e la cortina di vetro, la “curtain wall”, ci ha portato all’aspirazione del “dentro” che mira al “fuori”. Chissà se ci riusciremo anche nella realizzazione…