RELAZIONE (swell)
Cè da chiedersi perché nel Mediterraneo non è stata elaborata una cultura talattocratica, non è stato costruito e preservato un patrimonio di tecniche nautiche di dominio del mare, non è stato pensato lhabitat come spazio marino, non è mai esistita una flotta potente come quella planetaria dellInghilterra delletà moderna. E perché, in sostanza, non sono esistiti corsari e pirati nel Mediterraneo ed archiproto, architetti di navi, spazialità illimitata come quella che si esperisce sul mare e talattometria invece della geo metria, talattometri invece di geometri che hanno funestato la forma delle case ed anche delle città meridionali dItalia? Perché questa risorsa mare è stata sempre sottovalutata da intere popolazioni che insistono sul mare, che fanno antropologia marina, costiera ma subissata da contadini e braccianti e proprietari fondiari con le loro categorie edificatorie collaudate nelle campagne tra ovili e masserie? Per le genti meridionali del mare mediterraneo, non è mai sorto il nomos talattico Lidea schimittiana delluomo terraneo è una tesi che può essere ribaltata e spostata in mare asserendo che, tramontato il nomos della terra, gli uomini vegliano in attesa di altri nomoi e potremmo suggestivamente azzardare che la crisi delle città con affaccio al mare è la scoperta dellocclusione del water-front, determinata dallaver voltato le spalle al mare ( tesi fortemente sostenuta in Anteo, Saggio marinaro sulla questione meridionaledItalia di Tino Vittorio). Le città hanno, quindi, mortificato la propria propensione naturale allhabitat palafitticolo (il riferimento ovviamente non è alla preistoria ma alla postistoria degli azzardi, per esempio, giapponesi di cui cè traccia ricognitiva nel magnifico libro su Tokyo-to di Livio Sacchi ). Da qui il malessere della pianificazione terranea che ha creato quartieri miasmatici, destinati alla delinquenza e alla criminalità, dove la vivibilità è il frusto ricorso ecologico al verde, dimentichi che cè unecologia che è sostanza antropologica e questa è il mare. Quindi il riscatto di quegli ambienti e dei loro abitanti non può che risiedere nellapertura al mare in una sorta di clessidrica combinazione, dal mare alla città e viceversa, con strategie di progetti urbani che mirino a sottrarre mare per fare terra e
terra da allagare con mare. Fino a quando non colmeremo il disequilibrio talattico non vinceremo la sfida. Il punto è che naturalmente lEuropa mediterranea ha cominciato, ormai da tempo, ad attrezzarsi per risolvere il problema, assumendo Barcellona come centro ideale di un cerchio costiero delle città sul mare, per registrare fantasmagoriche e azzardanti proposte di Ri-struttarazione, di Ri-qualificazione delle città. La circumnavigazione, purtroppo, sinterrompe in Italia, dove la coscienza e la storia si fermano in una palude di castrazioni (castra+edificazioni) che inibiscono, ritardano, ostacolano lattuabilità di modelli di riferimento. Probabilmente i manipolatori didee o i maîtres à penser dovrebbero tanto lavorare sulla nostra appercezione degli spazi, sul nostro immaginario simbolico per individuare il grimaldello dellinversione di tendenza, onde stabilire strategicamente priorità di sopravvivenza. Cosa ci resta da fare per non soccombere completamente? Creare un nostro modello culturale, architettonico ed urbanistico e sociologico e storico che rientri luomo mediterraneo sul mare, salpati dalla terra sicura ma noiosa dei luoghi comuni, anche architettonici. Per cui, è in ambito politico che si dovrebbe puntare sulla emersione della risorsamare invertendo il trend attuale. Questo, è oggi per noi, il fondamentale antidoto al veleno del conservatorismo e dellimmobilismo. Azzardando, sembra lecito poter dire che lintellighentia architettonica e la politica italiana vedano la contemporaneità come disordine privo di senso. In realtà, è insensata una filosofia dellabitare che sconosce i luoghi della contemporaneità, che è distratta dalla specificità storica e materiale del territorio o, meglio, del mari-torio su cui insiste lagglomerato umano. Vivere nelle ossessioni abitative degli avi è una prigione, per cui ogni occasione dintervento nelle aree quasi abbandonate o perdute del confine tra terra e mare, come quelle offerte dal nostro concorso sul waterfront, seppur microscopico, del Porto Piccolo di Siracusa, sono unoccasione ghiotta e rara dintervento sul territorio.
Se si cammina a Siracusa, da quelle parti, non si ha la possibilità di passeggiare in continuità, in contiguità, insomma, in/matrimonio con il mare! Questa semplice constatazione ci ha portato a immaginare una promenade come filo conduttore dellessere lì e poter beneficiare del mare e delle attività che si possono,oggi, soltanto immaginare. Una vista molto particolare, quando guardando giù, nella vecchia zona portuale, è tutto desolato e fatiscente!. Allora il risarcimento potrebbe essere vedere centinaia di persone vestite da bagno in piedi o sdraiate, prendere il sole e sorridenti, come se fossero su una spiaggia di sabbia lontano dalla metropoli. Sviluppare un sogno/oasi nel cuore di Siracusa è il nostro leitmotiv . Città e porti non sono normalmente associati con piscine di acqua fresca! Consentire la balneazione senza rischi per la salute, non avendo a disposizione grandi risorse per il miglioramento della qualità delle acque del porto, è un micro tentativo di benessere. Il rilancio del Porto Piccolo attraverso una passeggiata galleggiante, e palafitticola incontrando aree ricreative e giocose per far risorgere l’intero spazio. Rinvigorire la voglia di una nuotata, colorare la zona con asciugamani da bagno, insomma ri-antropizzare il porto! L’ambiente è una preoccupazione importante, troppo! Cè nella nostra idea una sostenibilità non passiva, lo spazio va sostenuto creando le proprie energie . Per noi oggi è importante attrarre i luoghi con la filosofia dellinvestimento estetico, non solo autoreferenziale e deduttivo, ma sicuramente collegato al genius loci. Ma oggi la paura del non fare è tale che ha generato il non sapersi orientare in una città, come scrive W. Benjamin in Infanzia berlinese, che non vuole dire molto ma smarrirsi in essa, come ci si smarrisce in una foresta, richiede tutta uneducazione e lunico luogo, a Siracusa, dove non ci si smarrisce è nellacqua! La Passeggiata, deve diventare una rifondazione contemporanea attraverso le soste, le discese e le risalite, ombra e luce, riparo ed azzardo. Se questa può essere definita la nostra trama progettuale, lo scontro reale è sul campo e dopo aver [gettato] la sua rete il re progetta e traccia la città, per dirla con J. Rykwert (Lidea di città – il segno della città) e demolisce tutti i simboli che rappresentavano i Barbari e impone la propria personalità. Il lungomare si arricchisce, di nuovo spazio pubblico sul mare, di nuove aree di pedonalizzazione, e la passeggiata è un nastro che vive sopra e sotto, un waterfront più a mare e più dentro la città, amplificato dallidea di sfoltire, tutte le orrende stratificazioni temporali che impediscono la fruizione e tante volte, la vista del mare. Lipotesi di questo lavoro è fondata non tanto sul riscatto dellambiente che, lasciato ai suoi meccanismi autoriproduttivi è antropicamente non fruibile, insignificante ma sul recupero della sua godibilità, sullecoantropia, sullequilibrio tra luomo e lambiente, tra la Natura e lintelligenza umana. Pertanto, conquistare spazi e trasformarli in luoghi, scostare le cortine del non sensato alla rinfusa per unottica inferiore, rivolta verso il basso o lappena rialzato e puntare ad una visione ed a una spazialità aperte sullorizzonte e, nel caso nostro, su tutta larea del Porto Piccolo. Una sorta di bonifica ambientale che mentre costruisce si smaterializza con materiali leggeri, diafani con colori di candida compensazione. Liberazione assoluta del sedime di percorrenza; evolozione della linea di costa a ridosso delle abitazioni sui Muri Spagnoli, dinanzi cui, scorre un nastro aereo vitale e congiungente che apre invece di occludere lo skyline;aumento della ricettività dei fruitori del luogo, lasciando alle spalle labitato storico; costruzione di una piazza acquifera filtro e grande sosta tra il Ribellino e listimo di Ortigia.