Architect / Landscape Designer

Attracted by the dynamics of interaction between landscape, architecture, art and society, I deal with strategic planning for sustainable development of the territories and integrated architectural and landscape design in coastal areas.

I collaborate with the Coastal Conservatory Agency of Sardinia in the development of projects for the enhancement of Mediterranean coastal landscape.

In 2006 I conceived and co-founded Linkinart, art and architecture for urban regeneration, and in 2008 I was one of the founders of Connected Landscapes, with which I won the Landscape Award of the Sardinian Region in 2011.

In 2012 I founded U-BOOT, a multidisciplinary group for research and action on landscapes with high levels of social and environmental vulnerability.

I have won several national and international prizes and mentions and I held lectures and conferences in Italy and abroad.

Since 2015 I am member of the board of directors of MEDSEA Mediterranean Sea and Coast Foundation, which aim is to contribute to a fair and sustainable future for the people living in the Mediterranean by promoting the conservation of marine and coastal ecosystems and cultural heritage.

Milano - Italia

L'expo a basso contenuto tecnologico

Con Luca Trabattoni, ARCò, Alessio Dionigi Battistella, Massimiliano Bellinzoni, Diego Torriani, Paolo Bacci, Margherita Fenati, Daniele Iodice, Mario Casciu, Giovanni Calà

progetto della stecca di servizi con l'uso di tecnologie semplici e reversibili e materiali a basso impatto ambientale

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La tecnica del ballon frame applicata a muri in paglia per ottenere un edificio smontabile e recuperabile interamente

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RELAZIONE TECNICA

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1 – Qualità degli spazi e rapporto con il contesto

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Il principio su cui si fonda l’intero progetto deriva da precise scelte che mirano a declinare il concetto di sostenibilità in termini architettonici. Attraverso la ricerca di un’estetica della sostenibilità si intende realizzare un laboratorio di ricerca applicata in grado di verificare principi e soluzioni a basso contenuto tecnologico e alte prestazioni bioclimatiche, contenendo sprechi energetici ed economici. Il raggiungimento della sostenibilità è ottenuto attraverso gli elementi propri dell’architettura che diviene essa stessa manifesto di sostenibilità, limitando al minimo l’apporto di soluzioni impiantistiche e tecnologiche.

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1.1 - Relazione delle architetture e degli spazi aperti con il paesaggio

Schema riuso
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Il riferimento da cui si è partiti si rifà ad un elemento fortemente caratterizzante il paesaggio agrario nel quale l’EXPO sorgerà, ovvero l’archetipo del riparo presente in contesto rurale che si manifesta nella sua forma più essenziale con la stalla – fienile. La cintura verde intorno a Milano che si vuole mantenere alla fine della manifestazione, dando continuità al sistema del Parco Agricolo Sud Milano, ha suggerito materiali e temi di progetto. L’obiettivo è stabilire una relazione diretta con il contesto riletta attraverso un linguaggio contemporaneo e rispondente al carattere di temporaneità e flessibilità, tipiche di manifestazioni come le EXPO. Le stecche sono state interpretate come una successione di cellula base che per successive annessioni danno forma alle differenti funzioni richieste dal bando. I moduli base sono stati individuai in una dimensione di 15 x 3.60 e 15 x 5.70 dove 15 è la dimensione del lato corto del lotto destinato ai servizi e 3.60 e 5.70 sono in proporzione aurea con tale lato. Le stesse misure si ripetono in tutto il progetto mantenendo i medesimi rapporti in pianta sezione e prospetti, anche le dimensioni delle aperture in facciata fanno parte della progressione di cui fanno parte 15 – 5.70 – 3.60. Tale approccio al proporzianamento degli edifici ha consentito una forte flessibilità distributiva e dinamicità nella composizione modulare degli edifici. Tale modularità consente una grande libertà di dimensionamento in funzione delle esigenze nelle diverse stecche di servizi. Nella stecca H1, per esempio, si sono utilizzati due moduli da 15 x 5.70 e uno da 15 x 3.60 per realizzare il bar, i bagni sono contenuti in un modulo da 15 x 5.70 e il ristorante è composto da cinque moduli da 15 x 5.70 e cinque da 15 x 3.60, quindi aggiungendo o togliendo uno o più moduli si è in grado di assolvere a tutte le richieste delle differenti stecche. I moduli scandiscono lo spazio chiarendo la regola su cui è costruito tutto il sistema edilizio. Tale scansione corrisponde alla struttura dell’edificio che come vedremo più avanti è rappresentata da un impianto a “balloon frame”.
Alla chiarezza del sistema strutturale è contrapposto il variabile andamento del tamponamento realizzato in balle di paglia a cui è affidato il “ruolo dell’eccezione”, che mantiene, però, il rigore del gesto architettonico. Le rientranze del tamponamento sono realizzate in corrispondenza degli ingressi in modo da segnalarne la presenza e definire uno spazio filtro coperto che diventa luogo di socializzazione, spazio pubblico che interagisce e crea relazioni con le strade e il verde circostanti. I moduli che compongono la stecca sono appoggiati su un basamento originato da un’esigenza strutturale divenuta opportunità architettonica. L’esigenza è rappresentata dalla scelta del “balloon frame” che deve essere un sistema chiuso quindi con una trave a terra che dà continuità all’intera struttura. L’opportunità è data dal fatto che per avere un piano continuo si è dovuto alzare il piano di calpestio a 85 cm, creando così un livello di pertinenza della stecca separata dal suolo, definendo in questo modo con chiarezza il distacco dell’artificio architettonico dal terreno attraverso un basamento. Inoltre in questo modo si creano intorno all’edificio una serie di gradini con diverse alzate che divengono sedute per la sosta dei visitatori. La creazione di due livelli affronta efficacemente anche l’esigenza di mantenere liberi i percorsi consentendo diversi flussi di scorrimento dei pedoni, relazionandosi con le fasce di 2 e 3 m lungo il lati maggiori del lotto della stecca. Particolare attenzione è stata prestata alla progettazione della fascia di 10 m in corrispondenza dell’affaccio sul boulevard, dove il basamento viene scavato creando occasioni di socializzazione attraverso piazzette sul cui perimetro sono ricavate sedute ombreggiate da alberi. Il sistema costruttivo a “balloon frame” è stato scelto in funzione di un più razionale riutilizzo del materiale. Tale sistema infatti, consente di mettere in opera travi e montanti di dimensioni contenute rispetto a un sistema costruttivo convenzionale. Inoltre permette l’impiego di legno massiccio e non lamellare con vantaggi in termini di costi, di flessibilità nelle modalità di riutilizzo e di sostenibilità del materiale stesso. Il legno massiccio, infatti, è trattato meno e in modo meno invasivo durante il suo processo di realizzazione rispetto al legno lamellare. Tale riflessione è stata condotta per tutti i materiali utilizzati in cantiere che sono o materiale riciclato o di facile riciclo. Le strategie per il riutilizzo del materiale sono sostanzialmente due: da una parte saranno usati come materiale da costruzione materiali direttamente riutilizzabili nei cantieri che saranno aperti nell’area dell’EXPO a evento finito, si è pensato per esempio di usare come materiale di rivestimento della pavimentazione interna tavole da cantiere, che una volta smontate possono essere stoccate in loco e riutilizzate. Dall’altra si e pensato di smontare gli edifici in tutti i loro elementi: travi, montanti, lattoneria, che serviranno per costruire strutture di servizio nei parchi che costituiscono la cintura verde intorno a Milano. Queste possono essere giochi per bambini, pensiline, ripari per le biciclette, mangiatoie per animali, panchine, o ancora, smontare moduli interi di 15 x 5.70 o 15 x 3.60 che in virtù del sistema costruttivo utilizzato possono essere facilmente rimontati altrove e divenire strutture legate all’agricoltura o alla didattica nell’area del Parco Agricolo Sud. La distribuzione della stecca è stata pensando in modo da ottimizzare i flussi delle persone e la permeabilità realizzando attraversamenti che diventeranno luoghi dove riposare, aspettare, stare. Partendo dal decumano si è pensato di disporre bar, bagni, primo soccorso centro assistenza, merchandising, bagni, ristorante. La strategia è quella di costruire ai due estremi funzioni legate alla ristorazione e dare vita nel centro della stecca a un nucleo più “urbano” con funzioni pubbliche legate alla sicurezza e al commercio divise da attraversamenti che funzionano come piazze passanti.
Anche Infopoin e Bar esterno alla stecca funzionano seguendo lo stesso principio della stecca coerentemente al tema della modularità e intercambiabilità degli elementi.

Schema materiali
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1.2 - Strategie per l’individuazione e il riconoscimento delle Architetture di Servizio

Tavole 1
ARCò

La riconoscibilità è affidata agli elementi dell’architettura evitando il più possibile l’inserimento di infrastrutture tecnologiche di supporto alla comunicazione. Innanzi tutto il materiale: la paglia a vista usata come tamponamento e isolamento crea un forte riferimento iconografico per tutte le architetture di servizio e un legame diretto con il mondo dell’agricoltura e quindi dell’alimentazione che è il tema dell’EXPO. Le diverse funzioni che sono all’interno delle stecche si distinguono per l’utilizzo di differenti colori applicati a delle cornici che si sono pensate intorno ai serramenti. Tali cornici fatte di intonaco di calce hanno una duplice funzione, oltre all’aspetto compositivo e stabilire una diretta riconoscibilità delle funzioni all’interno delle stecche, proteggono la paglia dagli agenti atmosferici nelle parti più vulnerabili, ovvero, in corrispondenza delle aperture. Le coperture interpretano le tipiche falde degli edifici rurali, introducendo un maggior grado di complessità formale. Questo rappresenta un altro elemento di riconoscibilità dovuto al non convenzionale assetto delle falde e ai materiali utilizzati: verde e fotovoltaico. La particolare conformazione del tetto trova le sue ragioni nella necessità di cercare un corretto orientamento per una efficiente produzione di energia da fotovoltaico. Il lati maggiori delle stecche sono stati disposti nel masterplan in direzione Est – Ovest, orientamento non ottimale in termini di produzione energetica. Agendo sulla forma del tetto si è raggiunto l’obiettivo di esporre alcune falde verso Sud, ottimo per la produzione di energia, mantenendo il lati maggiori in direzione Est – Ovest, molto efficace in termini di illuminazione naturale. In questo modo si e ottimizzata l’efficienza dell’edificio agendo solo sull’architettura, con l’intenzione di definire un’estetica della sostenibilità. Il tetto verde è stato scelto per le sue proprietà in termini di architettura bioclimatica, ottimo isolamento, regolamentazione termo-igrometrica, e di conseguenza, per il forte contenuto in termini di costruzione di una nuova estetica della sostenibilità, immagine che si vuole trasmettere con chiarezza. Il principio che ha guidato la formalizzazione del tetto è stato mantenere la linea di gronda uniforme sul lato della strada, più urbano, e invece muovere a diverse altezze la linea di gronda verso il lato della zona verde, in modo da costruire un prospetto più organico.
La facciata delle stecche di servizio rivolta verso il Decumano ha un impatto visivo molto forte. Oltre alla struttura del “balloon frame” denunciata in facciata e il tamponamento in paglia che dichiarano da subito l’essenzialità e la sostenibilità dell’edificio, verranno applicati in alcune delle cornici gli schemi che descrivono le strategie che si metteranno in campo per riciclare gli edifici una volta smantellati. Anche in questo caso si intende mettere l’accento sul forte contenuto simbolico e rappresentativo dell’approccio sostenibile all’architettura che si è tenuto, dando un riscontro tangibile alle intenzioni dell’Organizzatore del Sito.

Tavole 2
ARCò

2 – Funzionalità

Tavole 3
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2.1 - Organizzazione del layout funzionale interno (Vedi allegato 2 - “schemi Layout funzionale”) Bar: è il primo volume della stecca, arretrato di 10 m rispetto al Boulevard. L’area antistante costituirà uno spazio fortemente caratterizzato e attrezzato per la sosta e il relax dei visitatori; il ruolo attrattivo e pubblico verrà inoltre segnalato dall’arretramento delle partizioni verticali, nonché dallo spazio porticato previsto al piano primo con diretto affaccio sulla piazza. E’ inoltre previsto il posizionamento di un punto d’acqua per i visitatori che offre al visitatore la possibilità di dissetarsi e rinfrescarsi. L’accesso principale, posto sulla strada antistante l’hortus, conduce nella sala principale, un ampio e luminoso spazio ove sono organizzati i tavoli; il bancone, posto in comunicazione con l’area di preparazione dei cibi, è visibile e facilmente raggiungibile dall’ingresso principale senza intralciare il flusso dei visitatori già serviti. In posizione baricentrica vengono collocati i collegamenti verticali, ai quali si accede comodamente vicino l’ingresso. Il piano primo è partito in due spazi differenti; la zona outdoor dotata delle necessarie sedute che, come precedentemente accennato affaccia sulla piazza antistante, e la zona indoor anch’essa organizzata per garantire un numero adeguato di posti. Nel medesimo volume al piano terra è stato collocato il servizio Bancomat, dotato di n.4 sportelli per il prelievo di contanti o semplici attività bancarie, in modo da renderlo facilmente accessibile al flusso di visitatori dal Decumano. Al piano interrato, con accesso diretto dagli altri piani fuori terra, sono previsti i magazzini di pertinenza, riportati nell’elenco sottostante.

Piano Terra = SLP 220 mq (bancomat 14.80 mq), Area tavoli indoor = 76 posti Piano Primo = SLP 220 mq, Area tavoli indoor = 78 posti, Area tavoli outdoor = 76
Piano Terra + Piano Primo = Slp 440 Mq

Piano Interrato: Magazzino per alimenti non deperibili = SLP 126 mq Magazzino per il materiale di pulizia e stoviglie usa e getta = SLP 80 mq Magazzino refrigerato = SLP 115 mq Piano Interrato = Slp 321 Mq

Blocco Servizi Igienici: per la definizione del volume dei servizi igienici vengono aggregate due o tre unità modulari a seconda del posizionamento nel lotto, servite da un unico collegamento verticale al fine di ridurre la quantità di superficie destinata ai vani tecnici. I blocchi vengono necessariamente ripartiti in differenti punti dell’area e vengono sistematicamente posti in zona limitrofa ai passaggi pedonali, questo per consentire una distribuzione uniforme del servizio e la conseguente rapidità di raggiungimento. Sono previste 9 unità servizi per le donne e 5 per l’uomo, le dotazioni e le dimensioni rispettano le quantità previste nei requisiti funzionali; al piano terra vengono collocati i bagni per disabili in modo da renderne più agevole l’accesso e la fruizione.

Modulo Piano Terra = SLP 75 mq
Modulo Piano Primo = SLP 75 mq
Tot Piano Terra = SLP 525 mq Tot Piano Primo = SLP 525 mq Piano Terra + Piano Primo = Slp 1050 Mq Centro per i servizi e l’assistenza tecnica ai partecipanti, primo intervento di assistenza medica per i visitatori e addetti, centro per la gestione delle emergenze antincendio: le tre funzioni di assistenza sono state collocate in un unico volume in posizione baricentrica, la cui partizione prevede la funzione di Primo Soccorso e Primo Soccorso Antincendio al piano terra con relativo spazio pertinenziale esterno destinato alla sosta delle ambulanze e degli automezzi, il centro di Assistenza Tecnica interamente al piano primo. L’ingresso principale, in zona baricentrica, conduce al desk destinato al Primo Soccorso, una zona attrezzata e predisposta per lo svolgimento del servizio informativo e dell’attesa utenti. Questa zona mette in comunicazione le altre funzioni il cui accesso rimane dedicato allo staff; il corridoio di distribuzione serve gli ambulatori e le camere di degenza poste in modo propedeutico all’interdisciplinarità della funzione. Il secondo corridoio disimpegna i servizi igienici del Primo soccorso antincendio e l’ufficio del Primo Soccorso, la zona filtro posta in prossimità dei collegamenti verticali disimpegna l’open space dedicato agli uffici del Primo soccorso antincendio. L’area di sosta esterna dedicata alle ambulanze e agli automezzi del Primo soccorso e del Primo soccorso antincendio, è collocata in prossimità del passaggio pedonale, nella zona centrale della stacca, godendo quindi di un controllo baricentrico; la definizione di due ingressi diametralmente opposti consente facilità di accesso, manovra e rapidità di movimento in caso di emergenze. E’ stata inoltre prevista l’installazione di colonnine elettriche per la ricarica dei mezzi. Al Piano Primo È Stato Predisposto Il Centro Di Assistenza Tecnica Ai Partecipanti Di Uso Esclusivo Dello Staff E degli addetti, il desk informativo è visibile e posto in prossimità dei collegamenti verticali; da questa zona è possibile raggiungere gli spogliatoi e i servizi igienici per i dipendenti. Un corridoio di distribuzione disimpegna i numerosi uffici previsti. Al piano interrato, con accesso diretto dagli altri piani fuori terra, sono previsti i magazzini di pertinenza, riportati nell’elenco sottostante.

CENTRO ASSISTENZA TECNICA
Piano Primo = SLP 285 mq
Piano interrato: Magazzino = SLP 172 mq

PRIMO SOCCORSO ANTINCENDIO Piano Terra = SLP 207 mq
Piano Primo = SLP 63 mq
Piano Interrato: Magazzino = SLP 128 mq

PRIMO SOCCORSO ANTINCENDIO Piano Terra = SLP 185 mq Piano interrato: Magazzino = SLP 128 mq

Piano Terra + Piano Primo = Slp 740 Mq Piano Interrato = Slp 428 Mq

Spazio Commerciale - Negozi Merchandising: l’ingresso principale prevede due accessi, per non vincolare oltremodo la pianta libera; i gestori avranno la possibilità di installare partizioni mobili secondo le proprie necessità di vendita. I collegamenti verticali sono facilmente visibili e accessibili dall’ingresso. Il piano primo differisce dal piano terra per la sola presenza degli spogliatoi e servizi igienici per dipendenti. Al piano interrato, con accesso diretto dagli altri piani fuori terra, è previsto il magazzini di pertinenza, riportato nell’elenco sottostante. Piano Terra = SLP 190 mq Piano Primo = SLP 190 mq Piano Interrato Magazzino = SLP 123 mq

Piano Terra + Piano Primo = Slp 380 Mq Piano Interrato = Slp 123 Mq Ristorante Self Service Con Servizio Free Flow: Il volume Self Service è posto all’estremo nord, in posizione opposta al Bar in modo da fornire al visitatore punti di ristoro facilmente raggiungibili ed individuabili. L’ingresso principale, in posizione centrale, risulta fortemente segnalato e riconoscibile; immette in uno spazio filtro, antistante il percorso orizzontale interno dei flussi, in cui sono visibili ed accessibili tutti i servizi previsti. Disposti in modo simmetrico sono organizzate le 5 isole di preparazione munite alla fine del percorso di casse, i tavoli disposti ad intervalli tra esse offrono la possibilità di usufruire del servizio in modo rapido. Attraversando il percorso principale si trova il banco del bar con relativa area di preparazione; superato questo spazio vi è l’ampia zona dei tavoli indoor con due ingressi disposti simmetricamente. La cucina, il lavaggio e l’ufficio, sono raggruppati nella zona a sinistra del free flow, in modo da non intralciare il flusso dei visitatori e contemporaneamente dare la possibilità al personale di effettuare il servizio. I sistemi di collegamento verticali sono in asse con il percorso centrale principale; Il piano primo, come il piano terra, prevede a sinistra i locali riservati agli addetti, quali spogliatoi e servizi igienici; tavoli indoor e outdoor nella restante parte; il collegamento principale rimane quello centrale in asse con i collegamenti verticali; la zona porticata, analogamente a quella del bar, è collocata all’estremo della stecca. Al piano interrato, con accesso diretto dagli altri piani fuori terra, sono previsti i magazzini di pertinenza, riportati nell’elenco sottostante. Piano Terra = SLP 612.5 mq Area tavoli indoor = 183 posti

Piano Primo = SLP 612.5 mq Area tavoli indoor = 156 posti
Area tavoli outdoor = 166 posti Piano Terra + Piano Primo = Slp 1225 Mq

Piano Interrato : Magazzino per alimenti non deperibili = SLP 210 mq Magazzino refrigerato = SLP 242 mq Magazzino per il materiale di pulizia = SLP 173 mq Piano Interrato = Slp 625 Mq

Locali Tecnici - Locale Rifiuti, Magazzino Per La Manutenzione Del Sito, Locale Telecom, Sottostazione Elettrica, Cabina Elettrica: Disposti al piano interrato, vi si accede direttamente dal corridoio di distribuzione in modo analogo ai magazzini. Locale rifiuti = SLP 188 mq Magazzino per la manutenzione del sito = SLP 397 mq Locale Telecom = SLP 16 mq Sottostazione elettrica = SLP 271 mq Cabina elettrica = SLP 124 mq Piano Interrato = Slp 996 Mq

Bar Di Tipo A Distribuito interamente al piano terra. L’ingresso, segnalato da ampie vetrate, immette in un luminoso spazio, in cui sono disposti i tavoli per la consumazione; in posizione centrale è collocato il bancone con accesso dedicato all’area di preparazione.

I locali di pertinenza dello staff e i servizi igienici per i clienti sono distribuiti lungo la fascia retrostante il bancone, quali magazzino, locale rifiuti, spogliatoi/servizi igienici per i dipendenti.

Piano Terra = SLP 225 mq Area tavoli indoor = 90 posti Piano Terra = Slp 225 Mq

Infopoint: Collocata nell’area verde adiacente alla stecca dei servizi, fornisce aiuto, informazioni ai visitatori durante gli orari di apertura. L’ingresso, segnalato da ampie vetrate, immette direttamente nel desk, destinato alle pubbliche relazioni; è collegato al back-office retrostante.

Piano Terra = Slp 50 Mq

2.2 - Modalità di gestione dei flussi di persone e merci (Vedi allegato 2- “schemi dei flussi”)

Le funzioni previste per l’intera stecca sono differenziate e organizzate in volumi separati, ciascuno dotato di un sistema di collegamenti verticali autonomo; la separazione delle funzioni permetterà una fruizione più intuitiva e mirata per una facile riconoscibilità. La modularità dell’impianto planimetrico garantisce un alto grado di versatilità, fornendo la possibilità di declinare il layout funzionale a tutte le Architetture di Servizio. L’intero complesso viene generato dall’accostamento di unità modulari, definite secondo il posizionamento in pianta dei balloon frame; si sono utilizzati due differenti interassi, 5.70 e 3.60 [m] mentre si è mantenuta fissa la dimensione del corpo di fabbrica pari a 15 [m] vincolata alle dimensioni trasversali indicate nelle linee guida. I moduli scelti concorrono alla definizione del volume in base alle necessità dimensionali dei servizi e in base a valutazioni strategiche relative al posizionamento nel lotto e alle differenti peculiarità del sito espositivo. Le dimensioni scelte si prestano in modo ottimale a gestire l’organizzazione interna con un alto grado di flessibilità. Nell’immagine sottostante vengono evidenziate tramite campiture cromatiche i diversi servizi, per ciascuno viene elencato il numero di moduli utilizzati per comporre la corretta Superficie Coperta. Ai fini di caratterizzare il modulo e consentirne, ove necessario, una forte riconoscibilità/visibilità, sono state previste delle variazioni planimetriche a cui corrispondono variazioni volumetriche di facciata, attraverso l’arretramento, l’inclinazione, le maggiori o le minori aperture delle partizioni verticali del modulo. La gestione dei flussi esterni si integra e si amalgama con la griglia del masterplan, i cui collegamenti principali Cardo e Decumano, suggeriscono un senso di percorrenza lineare.

L’organizzazione dei percorsi prevede una differenziazione in base al tipo di utenza, il flusso dei visitatori sulla strada secondaria principale e quello degli addetti sulla strada secondaria; tale schema consente una gestione rapida e funzionale delle attività senza intralciare o rallentare i naturali flussi di percorrenza. Gli accessi principali sono stati collocati in prossimità del passaggio longitudinale principale, con affaccio sull’hortus romano e segnalati dalle variazioni del modulo. Il viale esterno, rialzato di 0.85 [m], è provvisto di rampe con pendenza massima pari all’8% così come definito nel Decreto Ministeriale del 14 giugno 1989 n. 236 recante norme per l’abbattimento e il superamento di barriere architettoniche. Le scalinate sono poste in relazione agli accessi principali, garantendo un’agevole fruizione dello spazio esterno. Sono stati previsti tre passaggi pedonali trasversali, due laterali ed uno centrale, quest’ultimo oltre ad essere di fatto il più ampio, sarà posto in corrispondenza della piattaforma logistica; i viali sono stati dotati di sedute al fine di consentire momenti di sosta e relax.

Il layout del piano interrato prevede un corridoio di distribuzione orizzontale di larghezza 3.00 [m], sul quale affacciano e accedono tutti i magazzini di pertinenza delle funzioni e i locali tecnici relativi alla gestione della stecca. La piattaforma logistica è stata collocata in posizione baricentrica rispetto il fabbricato e ai servizi ospitati, consentendo il rifornimento, lo stoccaggio e la movimentazioni di merci in modo equidistante da ciascun esercizio; è stato previsto un montacarichi che abbia accesso diretto alla piattaforma. Ogni volume sarà dotato di vano scala, ascensore e montacarichi in modo da garantire il collegamento diretto tra i piani; l’accesso al piano interrato sarà ad uso esclusivo del personale. La movimentazione e lo smaltimento dei rifiuti avverrà per due step, il primo consiste nello stoccaggio differenziato del materiale generato durante il giorno nell’apposito locale al piano interrato, il secondo prevede la movimentazione e successiva raccolta attraverso il montacarichi. Si riporta per ciascun servizio una descrizione quantitativa in termini di Superficie Lorda di Pavimento e qualitativa in termini di fruizione e organizzazione interna.

3 – Rapidità e semplicità di costruzione

3.1 - Rapidità di costruzione

Si è scelto di impiegare una struttura modulare e di rapido montaggio, pensata inizialmente con il sistema a balloon frame e successivamente evoluta verso il sistema a platform frame. Il motivo di questa scelta muove dal fatto che le luci da coprire (senza peraltro possibilità di appoggi intermedi), soprattutto trasversali, sono considerevoli tenuto conto dei carichi e sovraccarichi di progetto unito al fatto che le mutue connessioni tra gli elementi portanti verticali e orizzontali devono poter garantire una sorta di incastro per poter trasmettere mutuamente il passaggio delle sollecitazioni. Mediante questo accorgimento sono state abbattute notevolmente le deformazioni e le vibrazioni, per lo più legate agli stati limite di confort, in ogni singolo telaio o qualsivoglia modulo. Si è deciso di impiegare dei moduli prefabbricati in paglia per la composizione delle pareti verticali. La struttura in legno viene riempita con balle di paglia ed intonacata in parte tenendo l’elemento sdraiato a terra e garantendo una perfetta rasatura della parete con un intonaco in argilla di differenti colori. Non tutti gli elementi dell’involucro delle architetture di servizio verranno intonacati nella parte esteriore per lasciare la paglia a vista e comunicare la metodologia costruttiva. Questa tecnica è resa possibile dal fatto che l’edificio è destinato ad essere usato per meno di un anno e la paglia, anche se sottoposta agli agenti atmosferici, resta inalterata. Al contrario sarebbe stata da intonacare completamente nel caso di edificio permanente. Gli elementi cosi descritti vengono trasportati in cantiere ed inseriti tra le travi portanti della struttura, in seguito vengono montate le finestre.

3.2 - Semplicità ed efficienza nel processo realizzativo

Tale sistema costruttivo è stato scelto anche per la rapidità d’esecuzione e per la meccanicità ridondante dell’evolversi. Infatti per costruire l’intero progetto è possibile procedere assemblando, nelle diverse fasi, elementi su elementi in legno massiccio, come una sorta di prefabbricazione, limitando le lavorazioni in opera solo sulle connessioni e sulle finiture. La realizzazione del fabbricato procede per sezioni successive. Due telai consecutivi (costituiti da catena di base, colonne e travi) a partire dal piano terra vengono fissati al basamento (in questo caso i muri controterra in cemento armato del piano interrato, paralleli e distanti 15 m tra loro), dopo di che inserite le travi longitudinali del primo impalcato e del tetto viene realizzato il primo solaio, pensato con sistema costruttivo di tipo X-Lam che si basa sull'utilizzo di pannelli multistrato in legno massiccio a strati incrociati. Si procede poi, nei due telai consecutivi che costituiscono un modulo, con il fissaggio dei sistemi di controventamento formati talvolta da tiranti in acciaio e talvolta da tavole di legno connesse ai montanti verticali, quest’ultimo sistema si realizza in occasione delle pareti divisorie interne. Terminata questa fase si passa alla chiusura del tetto, mediante tavole di legno interconnesse alle travi di sostegno della copertura. Costruito il primo modulo, tra un telaio e l’altro successivo, si procede con il montaggio del terzo telaio e di tutti gli elementi precedentemente elencati e così via fino all’ultimo modulo. Il collegamento fra la struttura in legno e le fondazioni in c.a. viene assicurato mediante opportune barre filettate in acciaio tipo Dywidag annegate all’interno dello spessore dei muri di sostegno del piano interrato.

Gli elementi orizzontali di base che costituiscono il sistema portante di ogni telaio platform sono costituiti da doppie travi in legno massiccio di conifera (Abete rosso) di sezione pari a 40x50 cm accoppiate tra loro, fino a formare una sezione unica equivalente, mediante imbottiture in legno collegate con piastre e perni in acciaio inox (in alternativa zincati a caldo) oltre agli innesti con i montanti verticali.
L’intera intelaiatura che costituisce lo schema tipo di ogni platform frame è formata da un’orditura di montanti verticali e travi orizzontali in legno massiccio di Abete rosso, aventi sezioni univoche pari a 30x30 cm. Solo le travi di sostegno degli impalcati e delle coperture, anch’esse in legno massiccio di Abete rosso, presentano sezioni diverse; le travi degli impalcati presentano dimensioni pari a 20x40 cm, mentre quelle di sostegno del tetto sono 16x28 cm. Al fine di indagare il comportamento strutturale, seppur a livello preliminare, all’interno degli elementi portanti, è stata implementata un’analisi agli elementi finiti utilizzando un modello tridimensionale di due moduli tipo accostati secondo la lunghezza massima, tra due telai consecutivi, studiata nel layout architettonico. Pertanto la massima distanza tra due telai platform consecutivi risulta essere non superiore a 5,7 m.
Sono stati applicati alle sezioni strutturali, oltre al peso proprio, i carichi permanenti e i sovraccarichi accidentali delle NTC 2008, combinati agli SSLLUU per le sollecitazioni e agli SSLLEE per le deformate. In particolare per i solai suscettibili di affollamento è stato scelto di impiegare la categoria C3 e per la copertura la categoria H1 – H2. All’interno delle sezioni strutturali dei montanti verticali le verifiche meccaniche a presso-flessione non oltrepassano i 23 Mpa, mentre in tutte le travi
orizzontali le verifiche meccaniche a flessione non oltrepassano i 29 Mpa (vedi allegato 3 ). Infine dalle analisi agli elementi finiti, in condizione di esercizio (SLE rara), si è potuto notare che le massime deformazioni verticali non oltrepassano i 5,0 cm, considerando i 15 m di sviluppo dell’intera sezione trasversale e un parametro ammissibile pari a Δ = 6,0 cm. In questa sede e a livello preliminare appare lecito sottolineare che le verifiche maggiormente significative risultano soddisfatte.

4 – Sostenibilità

4.1 - Materiali a basso impatto ambientale

Utilizzo della paglia e del legno La paglia si presenta come materiale semplice da utilizzare, flessibile, versatile, e rinnovabile. È leggera e dalle alte prestazioni qualitative che permette un immediato abbattimento dei costi ed efficienza energetica. La paglia, a differenza del fieno, è un elemento di scarto proveniente dalla coltivazione dei cereali. Viene utilizzata come elemento costruttivo e materiale di isolamento. La capacità di isolamento termico della paglia è altissima, infatti la trasmittanza termica con uno spessore del muro di 45 cm determina un K di 0,09 Watt/mq Kelvin, mentre con uno spessore di 35 cm ha K di 0,13 Watt/mq Kelvin, valori inoltre comprovati dai risultati dei test di conduttività termica secondo DIN 52612, Istituto di ricerca sull'isolamento termico di Monaco, DE (vedi allegato 4 – “scheda 1”).

Sono inoltre disponibili certificazioni risultanti da prove di carico effettuate in laboratori universitari svizzeri dai quali risulta che una balla di paglia è in grado di supportare pesi pari a 15 tonnellate al metro quadrato. Negli esperimenti a Coira HTW con le balle paglia son state sottoposte a 15t / mq caricati senza subire danni. Anche i valori della capacità di isolamento acustico Rw richiesti dalle normative sono ampliamente verificati, ed un muro in paglia degli spessori sopradescritti supera addirittura i 50 dB. Nel nostro caso la paglia viene utilizzata come tamponamento e non come elemento strutturale. Possiamo constatare l’incredibile resistenza a sollecitazioni sismiche dagli esperimenti mostrati nei video girati di PAKSBAB, relativo ai test effettuati presso il laboratorio del Network for Earthquake Engineering Simulation, Università del Nevada a Reno, US (vedi allegato 4 – “scheda 2”). Le murature in balle di paglia hanno un'ottima resistenza al fuoco (R30-90). La assenza di aria all’interno della balla di paglia, molto compressa, non favorisce il rischio di incendio. In molte parti della struttura la paglia viene ricoperta con un intonaco di terra cruda, limitandone ancora di più la possibilità di incendio. Un muro in balle di paglia intonacato (con argilla, calce o comunque con materiale compatibile e traspirante) resiste ad una temperatura di circa 1000°C per circa 3 ore, prima di cedere. Con uno strato di intonaco di almeno 5 cm si può ottenere una dichiarazione antincendio di classe A. In pratica corrisponde alla stessa classe fuoco di una parete in cemento armato spessa 25 cm. La differenza fondamentale tra il fieno e la paglia risiede nel contenuto e possibile riutilizzo del materiale stesso. Il fieno è composto da tutto ciò che cresce in un prato e poi seccato al sole, quindi fiori, bacche frutti, foglie, insetti vivi o morti o le loro uova. Il fieno viene dato agli animali come alimento ed è apprezzato e saporito, e tende a deperire facilmente a causa della materia organica che contiene. La paglia è semplicemente un materiale di scarto composto dallo stelo dei cereali, ed avrebbe come maggiore impiego la posa a terra nelle stalle in quanto poco saporito e non nutriente. È un materiale abbastanza inerte e difficile da decomporre e richiede l’aggiunta di nitrati affinché ciò avvenga. La paglia non provoca allergie ma tutt’al più una semplice irritazione dovuta alla durezza dei fili che la compongono. La permanenza in ambienti con pareti di paglia è salutare e garantisce una maggiore qualità dell’aria essendo un materiale traspirante. Le balle di paglia sono facilmente reperibili in tutto il territorio lombardo, e con il giusto preavviso si possono realizzare delle balle alla massima compressione per ottenere il meglio delle caratteristiche sopra indicate ed una densità e compattezza elevata. Comunemente hanno delle dimensioni di 110 x 35 x 45 cm con un lato perpendicolare a quello più lungo che presenta gli steli tagliati e l’altro gli steli piegati, e legati da due spaghi parallelamente al lato più lungo.

La Paglia e la copertura La copertura viene studiata per l’occasione di un edificio non permanete ed è tesa alla massimizzazione del risparmio in termini di materiale ed energie usate per la realizzazione pur arrivando ad una qualità di realizzazione notevole. Sopra le travi portanti si applica un assito in legno dello spessore di cm 3 ed a seguire una barriera al vapore. La paglia viene appoggiata in seguito e ricoperta di 8/10 cm di terra destinata ad un inverdimento estensivo composto da specie termofile, caratterizzate da una ottima resistenti all’aridità e che richiedono ridotti interventi manutentivi. La scelta di lasciare la paglia a diretto contatto del terreno è da ricondurre alla temporaneità dell’edificio. La paglia isola completamente, mentre la terra la protegge dalla possibile forte pioggia ma le garantisce di assorbire la quantità di acqua in eccesso e mantenere sempre un livello di umidità del terreno e salvaguardare le specie arboree piantate. L’acqua in eccesso scende lentamente fino alle gronde senza provocare allagamenti o possibili fuoriuscite dalla gronda. Questa è protetta e riempita di ghiaia per filtrare possibili elementi che ne impedirebbero il flusso dell’acqua in eccesso. Durante la vita del tetto, la paglia comincia la sua decomposizione, che avrebbe bisogno di diversi anni in quelle condizioni, e che in 6 mesi non vede assolutamente alterare le prestazioni, ma si predispone ad essere riutilizzata per essere stesa in stalle o campi.

Il tetto verde Come descritto precedentemente la parte di tetto soprastante la paglia viene ricoperta con terriccio vegetale ed inverdimento estensivo: tale scelta si pone, oltre che nell'ottica del riuso, anche come introduzione di un elemento ad elevata termica, in grado di proteggere in modo attivo le zone sottostanti (zone chiuse e zone coperte) dall'irraggiamento solare. Tale tecnica, riconducibile alle regole dei "cool roofs" permette di evitare il surriscaldamento della copertura per irraggiamento e conseguentemente non crea degli squilibri delle temperature nelle zone di portico al piano primo che potrebbero limitare il confort degli occupanti. 4.2 - Fabbisogno energetico in fase di esercizio

Lo studio delle prestazioni energetiche del progetto in esame è stato affrontato con il seguente obiettivo: • Individuazione del comportamento termodinamico dell’edificio; • dimostrazione dell’effettiva efficienza della soluzione proposta. Tali obiettivi verranno raggiunti attraverso una simulazione energetica in regime dinamico che permetterà una: • Valutazione dell’effettiva efficienza energetica del sistema edifico-impianto in termini di consumi di energia primaria per la climatizzazione estiva; • valutazione delle condizioni ambientali interne nelle zone principali della struttura; • analisi dei risultati al fine di massimizzare sia le prestazioni energetiche che quelle di comfort interno nelle zone principali dell’edificio. Durante lo studio del confort interno sarà rivolta particolare attenzione ai locali condizionati aperti al pubblico per i quali sia in oltre prevista ventilazione naturale, in funzione sono da ritenersi particolarmente significativi al fine del buon funzionamento della struttura. La valutazione sopra descritta si è basata su due aspetti fondamentali che dovrebbero coesistere e che riguardano le performance globali del sistema edificio-impianto: la prestazione energetica ed il comfort ambientale per gli occupanti. Gli indicatori che sono stati scelti a rappresentare tali caratteristiche e quindi oggetto della valutazione sono: • Carichi di raffrescamento; • carichi di irradiazione sulle strutture e guadagni interni; • consumi energetici per la climatizzazione estiva; • distribuzione della temperatura in locali tipo.

La metodologia di analisi La valutazione dei parametri energetici e di comfort ambientale su tipologie di edificio particolarmente complesse sia dal punto di vista architettonico che impiantistico necessita l’utilizzo di codici di calcolo sofisticati dedicati esplicitamente a valutazioni energetiche e di comfort. Si noti che queste valutazioni non sono comunemente affrontate nella progettazione tradizionale nonostante siano consigliate dalla normativa Italiana vigente (DLgs 311/06 - Allegato I – Regime transitorio per la prestazione energetica degli edifici, punto 16. Lo strumento utilizzato per le analisi energetiche è il software EnergyPlus sviluppato col supporto del Department of Energy degli Stati Uniti in grado di modellare le prestazioni di ambienti costruiti relativamente al consumo energetico dovuto a riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione e a tutti gli altri flussi energetici che possono essere presenti in un organismo edilizio. Come interfaccia grafica si è utilizzato il software Design Builder. Entrambi i software risultano conformi alla normative “ANSI/ASHRAE Standard 140-2007, Standard Method of Test for the Evaluation of Building Energy Analysis Computer Programs” anche conosciuta con il nome di “BesTest.

Definizione delle caratteristiche geometriche costruttive ed occupazionali Dati climatici orari Le informazioni necessarie sono temperatura, umidità, velocità del vento, altezza solare, azimut solare e irradiazione diretta e diffusa, ora per ora di anni rappresentativi. Come previsto dal bando verranno utilizzati i dati climatici riferiti al file IWEC Milan 160660 resi disponibili dalla World Meteorological Organization. La simulazione verrà protratta per il periodo di interesse dal 1 Maggio al 31 Ottobre (vedi allegato 4 – “condizioni climatiche”).

Caratteristiche tecnico-costruttive dell’edificio Viene costruito un modello virtuale tridimensionale dell’edificio. Viene definito un disegno schematico delle zone termiche principali a partire dalla geometria reale dei disegni architettonici. Le zone termiche sono state individuate in base alle differenti destinazioni d’uso ed alla distribuzione e gestione impiantistica (vedi allegato 4 – “Zonizzazione termica”). Tutti gli elementi costruttivi sono stati caratterizzati secondo le loro specifiche fisiche e termiche (pareti opache, vetrate, schermature, ecc.)

Profili d’utilizzo caratterizzanti ogni zona termica dell’edificio. Per caratterizzare il comportamento dell’edificio vengono fornite dal presente bando all’allegato 10, in forma standardizzata, le modalità di utilizzazione del medesimo da parte degli utenti in termini di profili d’uso (o schedulazioni) per ogni ora del giorno specificando i carichi endogeni, d’illuminazione, utenza, apparecchiature elettriche ed elettroniche in termini di tipologia ed efficienza. In particolare si sottolinea come siano previsti sensori di illuminamento nei singoli locali per consentire la modulazione dell’illuminazione generando un risparmio energetico mantenendo le condizioni di illuminamento costanti.

Caratteristiche tecnico-costruttive dell’impianto In questa sezione è possibile inserire i dati relativi all’impianto e le eventuali schematizzazioni e semplificazioni dovuto al passaggio dei dati reali in dati acquisibili dallo strumento di analisi. Sono presenti un impianto di ventilazione meccanica adibito al controllo dei ricambi d’aria nell’edificio al quale sono associate singole unità monoblocco per il trattamento dell’aria, la climatizzazione e il controllo dell’umidità. Sono previste tecniche di ventilazione naturale per i locali aperti al pubblico tali da ridurre i carichi necessari al condizionamento dei locali. I ricambi d’aria minimi sono comunque garantiti in qualsiasi locale dall’impianto di ventilazione meccanica previsto.

Profili d’uso dell’impianto ( raffrescamento, ventilazione) Permettono di individuarne il comportamento orario in termini di temperatura, umidità, rinnovo d’aria. Anche in questo caso i profili vengono forniti in dal presente bando all’allegato 10, in forma standardizzata in termini di orari di funzionamento, caratteristiche minime e setpoint di riferimento.

Risultati della simulazione Eseguita la simulazione energetica si verifica in primo luogo che le condizioni di comfort interne ai locali risultino soddisfacenti e in particolare si verifica che siano rispettate le previsioni in termini di temperature interne, umidità e ricambi d’aria dei locali previsti dal bando e riportati all’allegato 10. Tali condizioni risultano verificate nella loro totalità durante tutto il periodo d’interesse alla simulazione, in seguito si riporta un caso esemplificativo relativo al locale tavoli del self-service posto al piano P0 della stecca H1 in esame (vedi allegato 4 – “Andamento orario di temperature e umidità della zona self service”).

Accertato il comfort all’interno dei locali si procede all’identificazione dei fabbisogni energetici della struttura, si riporta in seguito una raffigurazione su base oraria dei fabbisogni energetici di climatizzazione della struttura per il periodo di riferimento, in particolare si identifica una potenza termica di raffrescamento di picco pari a 1069 kW, che si riduce a 742 kW nell’ipotesi di coprire i fabbisogni della struttura per il 95% del tempo di funzionamento (vedi allegato 4 – “Fabbisogni energetici orari dell’intera stecca per climatizzazione”).

Si identificano infine i consumi energetici totali della struttura per il periodo di riferimento, nella seguente figura vengono riportati i consumi totali divisi per utilizzo (vedi allegato 4 – “Consumi energetici annui totali suddivisi per utilizzo e in funzione dell’area occupata”).

Questo porta all’identificazione dell’indice di densità energetica in kWh/m2 di energia primaria, come previsto dal bando, pari a 79.7 kWh/m2 (36.66 kWh/m2 di energia elettrica) per il solo condizionamento dei locali e 461 kWh/m2 come consumi totali di energia primaria della struttura. A questi si dovrà sottrarre la quota parte di produzione di energia da fonti rinnovabili con sistemi installati in loco.

Conclusioni Lo studio delle prestazioni energetiche del progetto ha raggiunto gli obiettivi preposti: • Verifica del rispetto delle condizioni di comfort previste all’interno dei singoli locali; • verifica dell’effettiva efficienza energetica del sistema edificio-impianto in termini di consumi di energia primaria per la climatizzazione estiva; • indice di densità energetica in kWh/m2 di energia primaria, pari a 79.7 kWh/ m2 per il solo condizionamento dei locali e 461 kWh/m2 come consumi totali di energia primaria della struttura, a cui si dovrà eventualmente sottrarre la quota parte di produzione di energia da fonti rinnovabili con sistemi installati in loco.

4.3 - Innovazione La soletta come massa termica e gli aspetti innovativi di integrazione con il raffrescamento passivo. L'impiego della sabbia, ghiaia e sassi nella soletta al piano terra si pone con l’obiettivo di creare una massa termica che mantenga sempre una temperatura inferiore a quella esterna senza causare inoltre sbalzi nelle fasi di giorno-notte. All’interno della soletta in sabbia sono quindi predisposti dei condotti in vasi di terracotta che portano l’aria rinfrescata dalla massa all’interno della struttura prelevando l’umidità in eccesso o riequilibrando l’aria secca. Prima di uscire negli ambienti interni l’aria, passando in gabbioni pieni di sassi, si rinfresca ulteriormente. Il movimento dell'aria fresca in questi condotti avviene a seguito dello spostamento delle masse di aria calda all'interno dell'edificio che, tramite aperture realizzate nella solaio in legno interpiano, si muovono verso le aperture di sfogo in copertura, realizzando di fatto un raffrescamento passivo dell'ambiente. La circolazione naturale di aria permette di utilizzare set point di temperatura piu controllabili rispetto alla climatizzazione totalmente meccanica, destinando quindi prevalentemente le macchine di trattamento aria alle necessità di controllo dei ricambi e delle estrazioni, cosi come definite nelle specifiche dell'allegato 10. E' doverosa in ogni caso la premessa che il concetto puro di raffrescamento passivo, basandosi unicamente su movimenti naturali dell'aria, non può per definizione garantire un ricambio fisso di volumi/ora di aria. Gli impianti proposti per le architetture di servizio sono quindi dotati da un lato un sistema di controllo e gestione della temperatura "naturale" e dall'altro un sistema meccanico che in ogni caso garantisca un certo ricambio orario delle masse d'aria presenti in ambiente. Per tali impianti si prevede quindi l'utilizzo di sistemi in pompa di calore aria acqua posizionati in appositi locali al piano primo, ed in grado di operare sulla climatizzazione ove necessaria,(zona ristorante self service) mentre per i gruppi bagno o i locali dove non sia previsto il controllo in climatizzazione si prevedono delle macchine di sola estrazione/immissione dotate di recuperatore di calore a flusso incrociato. Per la produzione dell'acqua calda sanitaria si prevedono infine sempre piccole unità in pompa di calore, in grado di fornire a.c.s. in funzione delle esigenze con bollitore ad accumulo. I sistemi cosi previsti di impianto meccanico funzioneranno sia in base ai set point di temperatura, sia attraverso sensori di temperatura ed umidità che permetteranno di variarne l'intervento in funzione della reale necessità, essendo di fatto coadiuvati per la grande parte dal sistema di ventilazione passiva e dalle caratteristiche dell'involucro in paglia.

Massimizzazione dell’utilizzo della luce naturale La gestione ed il controllo dell’illuminazione naturale rivestono attualmente un grande importanza in ambito progettuale, sia per gli effetti derivanti dal risparmio delle risorse energetiche, sia per l’accrescimento delle condizioni di confort visivo. Il progetto proposto per le architetture di servizio ha quindi seguito un approccio metodologico che, sulla base della posizione geografica vincolata del bando, cercasse di ottimizzare l’utilizzo della luce naturale Sono quindi stati seguiti i principi della progettazione bioclimatica, avvalendosi di simulazioni di calcolo che permettano di quantificare i risultati ottenuti, sulla base di protocolli di analisi ufficialmente riconosciuti. Si è pertanto fatto riferimento al protocollo L.E.E.D., punto 8.1, per quanto riguarda lo studio e valutazione del fattore di Daylight e i valori di illuminamento in lux ottenibili su tre locali campione, scelti in funzione della loro posizione. La scelta del protocollo statunitense Leadership in Energy and Environmental Design (L.E.E.D.) si pone in un ottica di riferirsi ad una metodologia di calcolo illuminotecnico che garantisca una uniformità di risultati, basata su modelli per lo studio della sostenibilità ambientale degli edifici e che utilizza dati di input su base climatica scientificamente riconosciuta. I risultati che analizzati sono il fattore di Daylight (FL) ed i lux dell’illuminamento, mediante software di calcolo 3DS Max Design di Autodesk. Definizione delle grandezze analizzate Il fattore di luce diurna è un parametro introdotto per valutare l’illuminazione naturale all’interno di un ambiente confinato. Esso è attualmente riconosciuto anche dalla normativa italiana in ambito di edilizia residenziale, scolastica ed ospedaliera (Decreto Min. Sanità 5/7/75, Decreto Min. 18/12/75, Circ. Min. Lavori Pubblici n.13011, 22/11/74) ed è prioritario per garantire un’illuminazione diurna ottimale nei locali. All’interno di un ambiente chiuso, l’illuminamento naturale nei diversi punti di uno spazio interno è costituito da tre componenti: l’apporto di luce proveniente dalle sorgenti primarie esterne (la volta celeste, il sole), l’apporto di luce dovuto alle riflessioni delle superfici di eventuali ostruzioni urbane esterne, l’apporto di luce dovuto alle riflessioni multiple che si verificano all’interno dell’ambiente. Nella valutazione delle condizioni di illuminazione naturale interna si considera il caso più sfavorevole che si verifica in assenza di radiazione solare diretta, caratterizzata invece da una forte direzionalità in funzione della posizione del sole. Posto il cielo coperto come condizione ottimale di valutazione, il rapporto tra illuminamento interno ed esterno deve essere costante e non deve dipendere nè dall’ora del giorno, nè dal periodo dell’anno, nè dall’orientamento del locale: si introduce quindi il fattore di luce diurna [FLD], grandezza sintetica e adimensionale espressa in percentuale, definita come il rapporto fra l’illuminamento misurato in un punto specifico dell’ambiente interno e l’illuminamento misurato all’esterno su una superficie orizzontale che vede l’intera volta celeste senza ostruzioni in condizioni di cielo coperto.

Per non limitare il calcolo su un unico punto viene utilizzato il fattore medio di luce diurna [FLDm], dove per medio si intende mediato su più punti di misura dell’ambiente interno in rapporto con l’esterno: in questo modo è possibile valutare meglio l’illuminazione globale nel locale confinato.

I valori richiesti dalle normative possono variare in funzione delle varie destinazioni d’uso dei locali: vi sono tuttavia dei valori di soglia al di sotto dei quali non sono verificate le condizioni di illuminazione naturale sufficienti alle specifiche esigenze. Uno schema di valutazione indicativo può essere il seguente: FLDm<1%=insufficiente 1% 4% = ottimo Limitarsi infatti a considerare solo le superfici finestrate per i rapporti aeroilluminanti non soddisfa in modo univoco i requisiti igienico-sanitari nei locali: rispettare il fattore medio di luce diurna significa distribuire correttamente le finestre e valutarne la capacità di garantire condizioni di illuminazione naturale confortevoli nell’ambiente confinato.

L’illuminamento è una grandezza fondamentale nel calcolo illuminotecnico per sorgenti di luce sia naturale che artificiale. In particolare, un corretto studio dell’illuminamento naturale all’interno degli ambienti confinati apporta benefici sulle condizioni di comfort visivo e riduce in modo significativo l’energia impiegata per l’illuminazione artificiale. L’illuminamento [E] misura la quantità di energia luminosa che investe una determinata superficie. Esso è dato dal rapporto tra il flusso luminoso misurato in lumen [lm] incidente su una superficie e l’area della stessa [m2]. L’unità di misura di questa grandezza è il lux [lx]. I livelli di illuminamento naturale entro i quali è possibile la visione variano da qualche centesimo di lux (notte) a diverse decine di migliaia di lux (pieno sole), in funzione della capacità di adattamento dell’occhio umano. Valori di riferimento riconosciuti dalla normativa italiana sono rappresentati nell’immagine seguente:

L’analisi illuminotecnica Come anticipato si è fatto riferimento al punto 8.1 del prot. L.E.E.D. che si occupa di valutare la quantità di luce naturale negli spazi interni di lavoro.

Su queste basi sono stati inseriti i dati climatici del sito in esame reperiti su base internazionale è stato impostato il punto di, controllo dell'equinozio di primavera alle ore 14, è stato utilizzato un modello della volta celeste di tipo CIE sky model.

Gli ambienti analizzati sono le zone di permanenza del pubblico del bar – self service sia al piano terra che al piano primo In particola modo per le pavimentazioni e rivestimenti a parete si sono utilizzati i materiali paglia e legno cosi come previsti dal progetto. Dalle analisi si nota come i fattori di daylight si attestino sempre su valori sopra l 1,8 %, fino a punti di 4-5 %, valori quindi ottimali per le prestazioni richieste (figura 5 e 6). Anche i lux rilevati dalle analisi, attestandosi su valori sempre superiori ai 3-400 lux, permettono di confermare che l’illuminamento naturale in condizioni di cielo sereno risulta superiore ai minimi normativi, limitando di fatto al minimo l’intervento delle illuminazioni naturali.