La soluzione A per la prima fase del Concorso per la riqualificazione dell’area monumentale del Porto di Napoli propone l’integrazione funzionale a vari livelli, come in un solo edificio. Il segno che conferisce unità compositiva all’insieme delle varie aree, oggetto di concorso, è costituito dalla pensilina- belvedere, attrezzata a verde, che congiunge i punti di discontinuità funzionale delle singole aree:
- la zona archeologica dellantico porto ubicata davanti al Palazzo dell’ Immacolatella Vecchia;
- la connessione con sottopasso della Piazza Municipio con il piazzale della Stazione Marittima;
- la Fontana del Beverello ;
- l’atrio d’ingresso alla galleria pedonale con tappeto mobile prevista lungo il Molo San Vincenzo;
- il Terminal crocieristico galleggiante posto alla testata del Molo San Vincenzo.
Gli elementi architettonici previsti per la riqualificazione della zona monumentale del porto di Napoli concorrono al raggiungimento di tale obiettivo con l’ampliamento delle possibilità di affaccio sul paesaggio attraverso l’eliminazione degli elementi di ostruzione accumulatosi nel tempo, quali gli edifici del Piliero, compresi i Magazzini Generali, i due piccoli fabbricati del Molo Beverello, ex Ala Littoria e l’edificio di nuova edificazione posto all’ingresso dell’area militare del Molo San Vincenzo.
In particolare si rileva che la continuità paesaggistica tra la Piazza del Municipio e il Molo Angioino, come dalla veduta della Tavola Strozzi della seconda metà del XV secolo, a cui fanno riferimento le previsioni contenute negli strumenti urbanistici redatti dal Comune di Napoli, risulta compromessa dalla Stazione Marittima, che, se pur pregevole sul piano stilistico, è poco permeabile dal punto di vista paesaggistico per dimensioni e per posizione centrale nella prospettiva del Vesuvio dalla Piazza Municipio. Inoltre, a causa delle gigantesche dimensioni delle navi da crociera, non paragonabili alle imbarcazioni che popolano il Golfo di Napoli in tante vedute storiche, la dimensione monumentale dello sfondo urbano visto dal mare appare notevolmente ridotta. Perciò risulta fondamentale la dissolvenza delle masse murarie lungo il limen tra terra e acqua, e la sua riconfigurazione secondo l’ andamento naturale desumibile dalle carte storiche.
L’asse portante, sul piano funzionale, risulta costituito dalla percorribilità interna, che dal Varco dell’ Immacolatella Vecchia conduce, parallelamente alla Via Acton, alla Darsena , e di lì, lungo tutto il Molo San Vincenzo, alla testata dello stesso.
Tale percorso viario, a servizio alle varie attività previste per le singole aree/ Darsena Acton/Molo San Vincenzo/Molo San Vincenzo-Area Militare/Molo Beverello/Piazzale antistante la Stazione Marittima/Calata del Pilifero/Palazzo dell’ Immacolatella Vecchia/ si svolge sull’attuale livello della banchina portuale, con ingressi e uscite, mentre i percorsi pedonali, sono disposti in altezza sulla copertura delle pensiline-belvedere, in collegamento con quelle esistenti della Stazione Marittima.
La scelta di elevare la pedonabilità dall’attuale quota della banchina ad una quota di circa 12 mt sulla pensilina attrezzata a verde, è in analogia con la terrazza-belvedere dell’ala ottocentesca di Palazzo Reale sulla Via Acton.
Elemento fondamentale per la funzionalità dell’intera zona, portuale e urbana, è costituito dalla permanenza del percorso carrabile lungo la Via Acton, nonostante il preventivato sottopasso. I motivi stanno nella migliore ridistribuzione del traffico automobilistico a servizio della zona portuale distinto da quello sotterraneo dattraversamento.
Altre considerazioni derivano dalla problematicità delle zone pedonali troppo estese che determinano dispersione sul piano architettonico e difficoltà di controllo nonché pericolo per la sicurezza degli utenti.
Già Camillo Sitte, con il saggio “L’Arte di costruire la città”, pubblicato per la prima volta nel 1889, criticava l’eccessiva estensione degli spazi aperti perché difficilmente in essi si sarebbe potuto determinare la stessa qualità architettonica delle antiche vie e piazze.
Negli anni sessanta, Jean Jacobs con il saggio “Vita e morte delle grandi città”, pose agli urbanisti una serie di questioni concrete desunte dalla vita reale delle metropoli per capire quali principi urbanistici e quali metodi di intervento possano giovare alla vitalità sociale. I problemi della pedonalizzazione, rispetto alla sicurezza, sono inquadrati nell’ambito della mancanza di complessità funzionale delle zone urbane rilevando la pericolosità delle zone prive di residenze.
Per quanto detto, lo spazio della Via Acton, dalla Galleria della Vittoria fino alla Piazza del Municipio, costituito da un lato dalla inaccessibile monumentalità delle facciate del Palazzo Reale e del Maschio Angioino e dall’altro dai giganteschi fronti dei tanti edifici galleggianti, si presenta privo di residenze e dalle dimensioni poco adeguate alla formazione di un forum pedonale.
In questo contesto il forum è interpretato alla maniera dei Greci descritta da Vitruvio nel V libro “Li Greci costituiscono e fanno li loro fori e piazze quadrate, con doppi e amplissimi portici e di spesse colonne e di lapidei overo marmorei epistylii le adornano, e di sopra le continuazioni e travature vi fanno ambulazioni, ovvero spasegiamenti”.
Nella tradizione mediterranea, dunque, lo spazio collettivo per eccellenza è un spazio circoscritto, ma aperto, a cui conferiscono identità i caratteri architettonici della delimitazione.
L?ideazione architettonica proposta, caratterizzata da una complessità di insieme, per la presenza di forme sinuose concavo- convesse e da una semplicità strutturale e realizzativi per la modularità degli elementi in acciaio e vetro utilizzati; che in sintesi sono:
- “Pensilina – Belvedere” con tetto giardino;
- struttura tronco- conica, detta “Occhio del Faraone”, per la copertura degli scavi dell?antico porto, per la forma della Fontana del Beverello, e per il nuovo terminal galleggiante ubicato alla testa del Molo San Vincenzo. Inoltre,la struttura tronco – conica dell’ “occhio del faraone” offre la possibilità di realizzare spicchi di verde alternati a superfici vetrate, come nel caso dell’area archeologica, del sottopasso della Stazione Marittima , del terminal crocieristico su base galleggiante o con acqua a cascata nel caso della fontana del Molo Beverello;
- “Galleria San Vincenzo”, che ricalca la tradizione ottocentesca delle gallerie in acciaio e vetro già esistenti nell’intorno della città.
La convenienza economica derivante dalla semplicità, strutturale e realizzativa, sarebbe ottimizzata dal fatto che tutte le attività portuali e di servizio, compreso i parcheggi, si svolgerebbero a livello dell’attuale banchina senza l’aggravio di scavi in profondità per la creazione di nuovi livelli funzionali. Invece, la realizzazione di un nuovo livello pedonale fuori terra, costituito dal tetto giardino delle pensiline, appare conveniente non solo dal punto di vista paesaggistico-architettonico, ma anche urbanistico-funzionale per l’incremento degli spazi a verde attrezzato, di cui la zona risulta carente.
Inoltre, le pensiline avrebbero ulteriore funzione di accogliere al di sotto degli spazi funzionali chiusi, opportunamente distribuiti, per evitare il riprodursi dellattuale barriera visiva.
Per quanto attiene alla tecnologia dei materiali, si propone l’utilizzo della produzione cantieristica navale odierna al fine di conservare la memoria di un luogo tipico in via di modificazione.