Novembre 2007
Critica all'architettura contemporanea
Un amico mi ha scritto quasi rimproverandomi di partecipare a blog di opposte tendenze, senza schierarmi pro o contro larchitettura contemporanea. Devo ringraziarlo per avermi fatto riflettere su un comportamento che appare ambiguo, o peggio, qualunquista. Invece, ne sono consapevole perché ho scelto di non scegliere, nel senso che ho costruito un mio modo di definire larchitettura nei termini che cercherò di esporre di seguito partendo dal presupposto per cui non bisogna parlare di architettura contemporanea. Le mie tre Muse architettoniche sono: METAMORPHÈ, larchitettura globale , dalle mille forme generate dallintelligenza virtuale, fatta di materiali globali, acciaio, vetro, titanio; TRIADÈ, l architettura vitruviana, fatta di tanti materiali antichi e nuovi; MNEMOSUNÈ, larchitettura della conservazione, fatta esclusivamente di antichi materiali, pietre, mattoni, qualche vetro, qualche staffa metallica. Come in politica, le tre Muse rappresentano i partiti del popolo degli architetti. Cè una sinistra, un centro, una destra. Facciamo le primarie per decidere quale delle tre debba primeggiare ed erogare le risorse economiche pubbliche disponibili? A pensarci bene una volta cerano i concorsi, ma ora a che servono? Quanto più elevato è il costo dellarchitettura tanto più le decisioni sono di vertice e la piramide gerarchica diventa sempre più aguzza e al popolo degli architetti non resta che fare gli utenti delle grandi opere ispirate da Metamorphè. Ad esempio, il progetto della Piazza Garibaldi a Napoli di Dominique Perrault è stato presentato con grande entusiasmo da parte della Musa Metamorphé, ma Triadé e Mnemosuné si sono alleate per una critica non da poco. Triadé dice che la piazza, per accedere alla metropolitana, è stata concepita senza tenere presente alcuni aspetti funzionali tipici delle città mediterranee. Mnemosuné si associa e fa sfoggio delle piazze nellantica città greco-romana. Discutono del fatto che la piazza sia costituita da due piazze, una scoperta con le palme che fanno assumere all insieme laspetto di una città coloniale africana, laltra coperta da una galleria trasparente con serre a fronne limone, ma sostanzialmente nord americana. Le tre Muse sincamminano, per un sopralluogo, discutono animatamente del fatto che nell’ottocento, a Napoli come a Milano, sono state costruite gallerie coperte da grandi volte di vetro e ferro, su brevetto inglese del Palazzo di cristallo. “È vero- dice Mnemosunè – ma non dobbiamo dimenticare il fatto che sono state costruite per essere centro della città, luogo di permanenza e non luogo di passaggio come sono le tante stazioni”. Triadè coglie l’occasione e apre il discorso sulla utilitas dei mezzi di trasporto che è appunto quella di far spostare, allontanare, non certo di far restare, per cui la monumentale venustas delle stazioni non si coniuga con la sostanza della funzione. Le tre muse discutono, gesticolando animatamente, e non si accorgono che il sole, tramontando, rende lunghe le loro ombre ricciute e dipinge di rosso il cono di Vesevus e le rive del Golfo.