Dicembre 2005
Da una cronica metropolitana di fine millennio- Mondiali '90
Durante le lunghe ore di studio, per scacciare la noia delle pedanti descrizioni contenute nei testi di storia dellarte in bianco e nero, io e linseparabile compagna di studi universitari avevamo inventato il gioco mnemonico degli odori, che consisteva nellassociare alle opere darte lodore di un frutto, di un fiore o di quanto altro fosse riconducibile alla nostra esperienza olfattiva quotidiana.
In un infuocato pomeriggio di giugno, eravamo agli esordi della pittura quattrocentesca; il testo descriveva limposizione del nome del Battista del Beato Angelico, tavola di centimetri ventisei per trentaquattro. Limone! Ho sentito il profumo del limone esclamò la collega, forse suggestionata da due chiome di alberi che spuntavano dal recinto in cui si svolgeva la scena.
Così ebbe inizio quel gioco fantasioso e dissacrante di associare la Primavera del Botticelli alla Lavanda fragrante Coldinava, le vedute del Canaletto allEnne-Acca-tre (NH3) a causa dello stress subito in una giornata di acqua alta nella laguna veneta.
Sentivamo, davvero, gli odori degli orti e degli alberi in fiore di Pissarro o dei campi di papaveri di Monet, e lacre odore di macelleria evocato da Guernica di Picasso. Ma la Gioconda di Leonardo restava un enigma, uno sfumato di sensazioni olfattive non descrivibile.
Notammo, però, che il gioco non si addiceva allarchitettura di carta. Essa appariva senza odori, simile a resti archeologici, di cui il tempo ha spazzato via lodore della vita che in essi si svolgeva.Ciò perché, nelluno e nellaltro caso, non è possibile avere lidea dellinsieme architettonico da cui, in realtà, dipende lodore caratteristico degli edifici. In questo caso il gioco funziona al contrario:dallodore allinsieme architettonico. Quando si entra nellatrio di un condominio basta annusare laria per saper dove sono localizzati i servi igienici e le cucine. Lesperienza dimostra che gli edifici per abitazioni a blocco hanno lo stesso odore dal nord al sud, da est o ovest. È un odore internazionale ed evoca le grandi urbanizzazioni delle metropoli industriali. Anche nella più celebrata opere darchitettura moderna, come lUnitè dHabitation di Marsiglia, lodore delle cucine ristagna inesorabilmente nelle caratteristiche strade interne delledificio.
Diverso è lodore degli edifici a corte ottocentesca, meno acre. Diverso ancora lodore dei grandi chiostri compressi tra i miasmi metropolitani. I castelli hanno lo stesso odore delle chiese e delle regie. Le metropoli sono indistintamente pregne dellodore dei rifiuti quotidianamente prodotti. Per questo, la notizia che, in occasione dei Mondiali 90, si sarebbe realizzato un giardino olfattivo nei pressi dello stadio, per loccasione trasformato in mondiale, mi era sembrata degna di considerazione.
La stampa aveva dato lannuncio: si sarebbe realizzato un giardino di essenze odorose della nostra terra. Non nascondo la curiosità di vedere la traduzione in napoletano del magico giardino orientale, così diverso dal geometrico giardino allitaliana. Mi recai sul luogo di pomeriggio, nellora in cui la brezza che si leva sul golfo, favorisce la funzione olfattiva. Immaginavo il profumo della macchia mediterranea, della leopardiana ginestra, della fresia, tutta napoletana, del basilico e persino del lauro, ex- Campania Felix.
Nonostante i lavori ancora in corso, non mi fu difficile individuare il luogo dove avrei dovuto esperire una simile magia olfattiva. Dico avrei dovuto, perché la realtà tradiva limmaginazione: poche vasche oblunghe, di cubetti di porfido , imprigionavano alcune palme ed altre piantumazioni da cui esalava un imprevedibile odore di ferrovia. Si proprio FF.SS.!
Un odore indescrivibile di vagoni ferroviari, quelli che negli anni cinquanta trasportavano gli emigrati dal sud con la vecchia valigia di cartone. Di stazioni che, come scrive Italo Calvino si somigliano tutte; poco importa se le luci non riescono a rischiarare più in là del loro alone sbavato, tanto questo è un ambiente che tu conosci a memoria, con lodore del treno che resta anche dopo che tutti i treni sono partiti.
Non potevo credere ai miei sensi, quando un anziano signore, a spasso con il cane, mi chiede Sente quest’odore? È odore di ferrovia, proviene dalle traversine di legno rimosse dai binari in ristrutturazione. Con queste hanno pavimentato la nuova piazza triangolare in onore dei Mondiali 90. Io me ne intendo, sono un ferroviere in pensione. Questa puzza me la porto addosso da quarant’ anni, non si toglie nemmeno con il diluvio universale! !
Nel 2005, dopo solo quindici anni, le traversine sono state rimosse per accertato inquinamento del suolo da creosoto, sostanza di cui è imbevuto il legno per impedirne la corrosione.
Altro che giardino olfattivo! Ora anche le stazioni ferroviarie sono diventate musei darte contemporanea! Staremo a vedere.