Ai margini del centro antico costituito dallisola di Ortigia, ledificazione del periodo fascista realizzò, come in molte altre città italiane, la Borgata, ossia la città nuova, lespansione extra moenia di stampo ottocentesco. Anche le piccole città di provincia ebbero il loro momento di gloria, Haussmanniano, nella prospettiva pianificatoria che si diede il Regime nel primo dopoguerra.
Sebbene costituiva unoperazione progettuale compiuta, la Borgata, visto anche il sopraggiungere del secondo conflitto, non fu mai completamente ultimata. Questo sia nei suoi confini planimetrici che negli spiccati architettonici. Non ebbe mai un vero margine, una vera cintura. Molti edifici rimasero congelati al solo piano terra con soltanto laccenno di un piano superiore. Palazzetti senza coronamento rimasero, con coperture eternamente provvisorie, incomplete fino ai giorni nostri. Nel secondo dopoguerra la Borgata fu aggredita da alcuni discutibili interventi edilizi, per fortuna pochi, e subito dopo messa nel dimenticatoio della cultura progettuale. Oggi, finalmente, un nuovo strumento edilizio permette di intervenire sulle incompiute, così da finire il non finito. Questo intervento, nel rispetto di quel lontano disegno e sogno pianificatorio, vuole proporsi col rispetto di quei linguaggi ma con le dovute differenze. Differenze legate, soprattutto, alla nostra volontà di non creare dei falsi storici, di avvicinarci allesistente senza mai uniformarci. Simile non è uguale. Rispettare un linguaggio non vuol dire obbedire agli stilemi che lo definirono. Finire il non finito, in sostanza, non vuol dire solo completare un progetto, bensì, finalmente, chiudere il cerchio di unidea pianificatoria che nasce solo nel momento in cui finisce.