Novembre 2009
Magliano dei Marsi (AQ), Italia

Concorso di Progettazione di un Albergo Diffuso per la Valorizzazione del Territorio del Borgo storico di Rosciolo.

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Il Concorso solleva alcuni temi da cui far scaturire le scelte fondamentali da compiere, sia al fine di risolvere problematiche evidenziate nel tempo, sia di rispondere a richieste di nuovi scenari d’uso. In un esercizio di sintesi necessario e imprescindibile del concorso di progettazione proviamo ad illustrare quelli che dal nostro punto di vista posso essere identificati come i principali temi del progetto:

- la trasformazione di ambiti sino ad oggi di uso prettamente privato, un uso costante nel tempo e distinto in unità autonome, in un comparto omogeneo ad uso pubblico e temporaneo (albergo diffuso); - il recupero dei comparti attraverso un rinnovato uso funzionale, e quindi nuove relazioni tra le diverse parti dell’edificato, anche diverse da quelle originarie; - l’individuazione di luoghi e spazi destinati a momenti di relazione non previsti nella struttura originaria; - la formulazione di un’idea unitaria, un segno, capace di dialogare con la struttura urbana di per sé fortemente espressiva, e in grado di unificare il senso degli spazi pubblici così come di quelli privati; - la ricerca di un linguaggio capace di armonizzare le esigenze delle tecnologie contemporanee e dei livelli di confort richiesti con la forma e il carattere delle strutture del passato; - la nuova relazione tra costruito e ambiente circostante secondo l’ottica rinnovata non solo contemplativa della natura, né esclusivamente legata allo sfruttamento agricolo del territorio, ma verso un uso contemporaneo dedicato al tempo libero, allo sport e al rapporto di conoscenza della natura.

Emerge chiaramente come il tema del concorso sia segnato da differenti scale di intervento; intervento che riassume in se stesso i caratteri della tradizione del luogo, le misure dei luoghi fisici che lo compongono, il significato che l’architettura ha e va ad assumere con i nuovi interventi. Il senso di questo progetto è a nostro avviso proprio nella capacità di costruire un nuovo sistema di relazioni, come è richiesto dal bando, e di consentire l’individuazione della complessità dei sistemi di relazioni già esistenti in un luogo stratificato e dalla forte memoria. Nelle linee strategiche esplicitate ai concorrenti vengono individuate alcune “figure del recupero” che hanno il compito di evidenziare i sistemi e gli elementi simbolici principali dell’architettura del borgo di Rosciolo ai quali, con il progetto, si va ad aggiungere un ulteriore “figura” definita dalla trama dei sistemi simbolici e fisici che si vanno a definire con la nuova configurazione. Si conferma così una sorta di interscalarità che riman-da continuamente dal particolare al generale e viceversa, da quello che c’è a quello che potrà e dovrà essere.

Dal punto di vista pratico, inoltre, il “cambio di uso” di una porzione significativa del paese, comporta una riflessione profonda sul senso e sulle modalità fruitive di parti normalmente distinte tra pubblico e privato, tra uso collettivo e singolo. Trasformare un paese – un insieme di case, chiese, botteghe, strade, piazze – in un “albergo diffuso” significa dover riflettere sia sul tono e sulla morfologia, oltre che naturalmente sul linguaggio, che contraddistinguono le varie parti dell’insieme edificato oltre che sulle relazioni, sui percorsi, sulle connessioni, sulle soglie e sui margini di luoghi che, senza distinzione, in un sistema continuo e permeabile, diventano spazi per l’accoglienza – luoghi di dimora temporanea -, ambito necessariamente dotato di caratteristiche proprie del domestico ma anche di aspetti di condivisione e di partecipazione di momenti del quotidiano da vivere insieme ad altri, in una modalità non prettamente pubblica, ma piuttosto definibile di un privato allargato e condiviso. In pratica, una strada o una piazza non sono più solo parti di una struttura urbana per quanto semplice, ma sono elementi di una funzione destinata alla dimora e all’alloggio, parti appunto di un albergo, e quindi paragonabili, per estensione, ad hall, corridoi, sale di attesa e conversazione. Analogamente gli edifici non sono più la sommatoria di case distinte, ma divengono l’insieme di piccoli ambiti per il soggiorno che prevedono, per adeguarsi alla vita di coloro che vi alloggeranno, di ulteriori spazi funzionali per completare il soddisfacimento dei bisogni quotidiani. Per questo il “recupero” di tali strutture edilizie deve essere visto come altro dal “restauro”, si devono cioè prevedere una serie di possibili modificazioni compatibili con i valori del passato che si intendo tramandare e le necessità del presente che bisogna soddisfare. In tal senso va ricordato che il principale valore del paese oggetto del concorso, così come di tutti i centri minori dell’area appenninica dell’Italia, è da ricercare più nel “contesto” che nell’emergenza architettonica, nella coralità più che nell’eccezionalità monumentale, nel rapporto diretto di continuità con la natura più che nell’esaltazione dell’artefatto come unicità distinta dall’insieme. Per questa ragione si ritiene che modifiche anche sostanziali dell’uso e della struttura tipologica, l’inserimento di materiali nuovi, l’alterazione dei percorsi interni ed esterni, siano modifiche ammissibili purché rispettino, oltre naturalmente le norme e i regolamenti edilizi, la forma stessa dell’insieme urbano, il carattere morfologico e la struttura espressiva degli edifici.

Per far questo si è ritenuto fondamentale utilizzare materiali contemporanei ma non estranei alla tradizione – ferro, pietra, legno – e inserire materiali antichissimi ma usati in maniera del tutto innovativa e cioè la luce artificiale e il verde urbano. In particolare la luce diviene il filo conduttore di tutto il progetto. Più che trasformazioni fisiche attraverso l’inserimento massiccio di nuove forme o di nuovi materiali, si è ritenuto indispensabile modificare il tono, il carattere ambientale, il confort e l’atmosfera dei luoghi attraverso segnali luminosi non propri di una certa illuminazione definita “arredo urbano” – quella dei lampioni e dell’illuminazione pubblica – ma più affini al progetto illuminotecnico degli interni e degli spazi domestici. La luce oggi, come diremo più avanti, può alterare il carattere di uno spazio cambiando completamente i comportamenti dei fruitori del luogo. Analogamente anche il “verde”, la natura artificiale addomesticata, viene inserita nell’ambiente urbano non come banali “piante ornamentali” ma piuttosto come elementi della composizione degli spazi e dei luoghi pubblici, come materiali della costruzione della forma urbana, come pavimenti o pareti quindi, come piani che racchiudono e separano, che proteggono e definiscono le stanze a cielo aperto, i percorsi, i loro limiti.

Le pavimentazioni della trama dei percorsi sono organizzate come “tappeti” realizzati con blocchi regolari di pietra naturale, di misure standard, posti in opera con andamento e disposizione differenti. Ciò che non è pavimentato con pietra tagliata a lastre sarà realizzato con selciato di pietra. Tale pavimentazione più fluida, oltre ad avere una grana percepibile sotto il passo di chi cammina, consente di assecondare il rapporto con la linea dettata dagli edifici esistenti, molto irregolare. Con la ghisa e con lamiere di ferro a forte spessore si realizzeranno elementi puntuali come cestini, dissuasori, portabiciclette, paline informatrici e inoltre col ferro saranno rifiniti i bordi delle aree pavimentate e realizzati elementi corrimano – ampia fascia che rimarca anche i limiti dei muretti antichi – dotati di corpi illuminanti nascosti. La raccolta delle acque è demandata a sottili tagli nel pavimento realizzati con canalizzazioni prodotte dall’industria che evitano la presenza di caditoie in pietra che potrebbero risultare troppo evidenti nella esigua misura delle strette vie del paese.

L’illuminazione è parte integrante del progetto che prevede che la luce e il colore restituiscano immediata riconoscibilità e continuità agli spazi. Gli elementi luminosi si integrano completamente nei nuovi volumi, lasciando che protagonista del progetto sia esclusivamente la luce e non i corpi illuminanti aggiunti all’architettura. Gli elementi luminosi progettati attirano l’attenzione; una luce estesa e diffusa cattura gli sguardi; se poi è anche dinamica, può cambiare radicalmente il carattere di un ambiente ed agire a livello emozionale. La luce così progettata acquista una nuova dimensione con il colore e con la dinamica, diventando emozionale e funzionale, economica ed ecologica. Non sono soltanto gli occhi ad assorbire la luce, la sua intensità e il suo colore. Anzi, più che altro la luce la respiriamo. Molte delle nostre reazioni subconsce alla luce e ai colori ci sono note dalla natura, ampiamente studiate e dimostrate scientificamente. Ogni scena di luce, ogni colore ha uno stretto legame con emozioni e stati d’animo determinati. Il fatto che la luce sia in grado di cambiare l’effetto prodotto dagli ambienti è dovuto in buona parte all’abilità con cui essa viene composta. Una luce guidata in modo intelligente sa conferire ulteriore incisività al linguaggio dell’architettura. La luce può giocare con i colori e con i materiali, può dare agli edifici la forza e l’energia per diventare luoghi di emozione. Il progetto di illuminazione presentato intende rispondere alle seguenti esigenze: valorizzare e rendere riconoscibili opportunamente gli spazi dell’albergo diffuso; valorizzare e individuare gli spazi pubblici del centro storico; realizzare un impianto che garantisca ridotti consumi energetici e ridotti costi di manutenzione attraverso scelte opportune di apparecchiature, sorgenti luminose e sistemi di programmazione e gestione; progettare elementi luminosi in grado di limitare l’emissione luminosa verso la volta celeste, nel rispetto delle normative regionali per il contenimento dell’inquinamento luminoso. Il disegno degli elementi luminosi proposti è stato studiato in funzione delle seguenti esigenze: minimizzare l’impatto visivo dell’impianto nelle ore di non funzionamento; installare apparecchiature in posizioni facilmente accessibili onde semplificare le attività di manutenzione; adottare sorgenti luminose prevalentemente del tipo a fluorescenza ad alta efficienza per l’ottima resa cromatica che rispetta e valorizza le naturali colorazioni, le ridotte dimensioni e caratteristiche geometriche di emissione luminosa, per la loro vita media di circa dodicimila ore che permette rilevanti risparmi di consumi energetici e di costi di manutenzione.

Progettazione

  • Progettista: fgp st.udio

Collaborazioni

  • Collaboratori: Claudio Pelosi, Anna Marmo, Katia Basilio, Giovanna Spinelli, Chiara Terranova, Giuseppe Massimiliano Ronga
  • Gruppo di progettazione: Nicola Flora, Paolo Giardiello, Marella Santangelo, Vincenzo Tenore

Consulenze

  • Illuminazione: Daniela Morelli
  • Strutture: Virginio Tenore
  • Altri consulenti: Angelo Verderosa
In collaborazione con: Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Napoli. Powered by Europaconcorsi