Come recita il bando del premio “i bambini non sono pazienti”, paziente da patior, che soffre, che sopporta, che tollera, ma il bambino non deve soffrire, non sopporta e non tollera, vuole tutto e subito, non contempla nella sua quotidianità la “cattività”, l'esser prigioniero di qualcosa e di qualcuno, l'essere paziente, l'attesa.
Il progetto è muove dalla percezione e dalla strutturazione dello spazio, che con il tempo rappresenta l'elemento centrale per vivere la realtà di quel preciso momento, aspettando di poter andare via.
La nostra proposta ha una duplice articolazione; in prima istanza abbiamo lavorato alla messa a punto di un organigramma attraverso il quale raccontare i principi l'”Ospedale pediatrico del III millennio”, in seconda abbiamo provato a rendere applicabili nostre riflessioni progettuali su un caso concreto, un reparto di degenza dell'Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli.