Luglio 2006
Napoli (NA), Italia

Realizzazione Del Parco Urbano Nell'ambito Degli Interventi Previsti Nel P.u.a. Di Coroglio - Ex Sito Industriale Di Bagnoli

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Il tema del progetto è la creazione di un nuovo ambiente urbano, che garantisca alle generazioni future un interfaccia equilibrato tra uomo e natura.

Progettare l’area industriale dimessa di Bagnoli non vuol dire cancellare i segni del suo passato: l’obiettivo è di ridisegnare un luogo urbano attraverso la ricomposizione dei suoi materiali, dei suoi segni, delle memorie incise nel suo palinsesto. In ogni atto fondativo si valuta la forma del terreno, la sua esposizione al sole ed ai venti, la sua orografia per poi stabilire un tracciato: nessun luogo è una tabula rasa.

In particolare a Bagnoli i segni di una densa storia materiale, sociale e culturale sono riferimenti essenziali per orientarsi e per riorganizzare uno spazio improntato ad un rinnovato rapporto con la città, la natura e il paesaggio. Questo progetto vuol ricostruire una trama definita da molti strati di memoria, in un tessuto dove gli elementi emergenti (le fabbriche monumentali, i rilievi orografici, le grandi infrastrutture dell’industria) sono i capisaldi di una rete di relazioni fatta di percorsi, sequenze vegetali, movimenti di terra.

Il tracciato regola e misura le relazioni tra le cose, definisce geometrie variabili e scandisce le relazioni tra spazi e funzioni del parco. L’individuazione di un tracciato regolatore corrisponde all’arcaica azione di suddividere il terreno, come ha mostrato la tecnica romana della centuriatio che ancora oggi definisce la forma del territorio campano.

In questo progetto il tracciato non vuole essere l’imposizione di una forma a priori sul territorio, ma definisce il senso di un ordine fatto di relazioni possibili con la città esistente; è una forma che spesso risulta poco visibile ma che – definendo la struttura di questa nuova parte di città – ne orienta relazioni, mutevoli e flessibili, che troveranno un assetto stabile nel tempo, con la sedimentazione dei modi di usare e di vivere il parco. Il tracciato tiene conto delle storiche direttrici su cui per anni si sono mossi flussi di materiali, di uomini; ma anche delle possibili direzioni su cui si muoveranno flussi di vegetazione, di fauna, di pollini, nel segno della continuità naturale ed ecologica.

La fabbrica è la metafora del mundus, il luogo che mette in comunicazione l’esterno della terra con le sue stesse viscere, ma anche con la sua storia e con la provenienza dei suoi abitanti, come punto preciso del terreno, il centro, da cui bisogna cominciare una paziente e attenta ri-fondazione.

Il parco è di per sé un grande elemento di connessione e di continuità paesistica, urbana e territoriale. Contribuisce a far fronte all’ alta “frammentazione ambientale” dell’area occidentale di Napoli, dovuta ai processi di urbanizzazione degli ultimi 50 anni che hanno completamente segmentato la continuità ecologica di un territorio fatto di agricoltura e di paesaggio.

Il progetto ha l’obiettivo di rafforzare il senso di connessione e di continuità, disponendo la sua trama verde in modo da ricucire le grandi riserve di naturalità oggi presenti e visibili sulle creste dei crateri flegrei (Solfatara, Conca di Agnano, Astroni e costone di Posillipo). Questa forma del parco, in termini materiali e simbolici, vuole sottolineare la necessaria transizione del paesaggio e dell’ecosistema dall’attuale condizione di sfondo di un’urbanizzazione disordinata e aggressiva, ad un ruolo di struttura ecologica e ambientale che genera nuove relazioni tra uomo e natura. Il parco è dunque da intendersi come elemento di continuità ecologica a scala territoriale, luogo di relazione tra le grandi riserve ambientali presenti in zona.

Il nuovo parco si configura non solo come una cintura verde che filtra la pressione della città sull’area e sulla costa, ma anche come un catalizzatore di eventi e di polarità che troveranno qui il loro scenario ideale.

La matrice che ha strutturato l’articolazione del parco è di natura storica, ed esprime la volontà di radicare il progetto nella memoria del luogo. La trama d’impianto deriva dal reticolo storico della città di fondazione e genera tracce che si concretano nel territorio in differenti forme. La prima, ad esempio, è costituita da percorsi che, quali cardo e decumano, innervano il parco e danno la possibilità di attraversare l’area in maniera trasversale, con un viale che viene a sua volta incrociato dai due assi principali che giungono ortogonalmente sul lungomare. Questa trama di vie si articola poi in percorsi secondari e terziari che collegano le varie polarità del parco.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei suoi spazi, il progetto si articola in aree distinte sia dal punto di vista funzionale che vegetale con una principale distinzione tra spazi più strutturati e spazi più naturali:

più strutturati

- una parte di giardini più pianificati, quali l’orto botanico, il roseto ed il giardino domestico che per la loro prossimità alla città costituiscono come una porta al parco, una zona di filtro prima di immergersi nel verde più denso e naturale;

- l’anfiteatro che per la sua morfologia si avvale della topografia esistente e si configura come una collina attrezzata;

- una zona umida più pubblica, creata da uno specchio d’acqua che si integra con una duna che segna il bordo est del parco e che disegna ambienti più progettati ;

- la passeggiata a mare si estende per tutta la lunghezza della spiaggia, definendo le modalità di accesso ad essa e si configura quale passaggio e affaccio fondamentale tra il parco, la città ed il mare;

più naturali

- il bosco con maggiore densità di alberi che creano zone d’ombra e un polmone verde per la città;

- le zone protette dove si propone di mantenere l’habitat più isolato dalle altre aree antropizzate;

- la zona umida, più organica e naturale che si affaccia su un bacino che ricalca quello già esistente utilizzato per il ciclo dell’acciaieria.

Dal punto di vista urbano si vuole affermare che il parco non è un’isola interclusa nella città, ma una rete di relazioni tra cose vicine e lontane: su questo principio si basano le linee guida del progetto:

1. connessione alla città ed ai suoi tracciati, attraverso la selezione dei segni urbani come elementi di permanenza e di continuità (la direttrice di Via Nuova Agnano; la direttrice del poligono di tiro; le trame della zona delle produzioni primarie);

2. trattamento dei bordi del parco e disegno del limite, inteso come luogo di passaggio e di transizione, cioè come zona-filtro per favorire l’accessibilità ma anche come perimetro visibile che definisce i luoghi del parco in un rinnovato rapporto tra città e mare;

3. costruzione di un sistema di spazi liberi, piazze e luoghi centrali intorno alle grandi emergenze architettoniche e funzionali dell’archeologia industriale;

4. definizione di un tracciato regolatore e di una misura;

5. razionalizzazione di un articolato sistema degli accessi e di una fitta trama di percorrenze interne;

6. organizzazione della viabilità e del sistema di sosta, efficiente e compatibile con le valenze ambientali del parco;

7. costruzione di una nuova topografia attraverso sistemi di colline e dune di terra;

8. individuazione di soluzioni tecniche compatibili con le valenze ecologiche e ambientali, improntate all’equilibrio delle acque e delle terre nella costruzione e nella gestione del parco.

In coerenza con la tradizione della città moderna, la fabbrica di Bagnoli è stata segregata dalla città, trasformando un luogo centrale in periferia; oggi la fabbrica può diventare un luogo collettivo che restituisce alla città una porzione di paesaggio di grande valore: la sfida consiste nel trasformare la fabbrica, la stratificazione dei suoi lasciti materiali e immateriali, in identità, come nella città della storia.

Rinnovare Bagnoli vuol dire fare tesoro di questo patrimonio materiale e immateriale; vuol dire selezionare – nell’accumulazione spesso confusa dei segni, delle trame, dei materiali che caratterizzano oggi quest’area – gli elementi in grado di ricostruire uno senso per questi luoghi, in forma di racconto.

Scavare nei sedimenti della città, riportare alla luce frammenti capaci di restituire il senso di un racconto, sono gesti di un approccio archeologico, che ha l’obiettivo di restituire alla città un senso di continuità, in segno di speranza; una continuità, leggibile negli attraversamenti, in una facile accessibilità e nella lettura del parco come insieme organico riconoscibile ed unitario, come parte urbana che – come è successo per la fabbrica – abbia la capacità di estendere la propria influenza all’intera struttura della città, dei suoi spazi.

Progettazione

  • Capogruppo: Tecnosistem Spa
  • Progettista: Jordi Bellmunt I Chiva
  • Progettista: Diego Lama
  • Progettista: Michelangelo Russo
  • Progettista: Stèphane Bosc
  • Progettista: Net Engineering Spa

Collaborazioni

  • Collaboratori: Architettura – arch. Agata Buscemi, arch. Alessandro Gebbia, arch. Fabio Iannotta, arch. Daniela Perrella, arch. Enrico Picariello, arch. Sara Vespignani, arch. Cony Lupercio, arch. Mar Santamaria, Lycurgos Lambrinopulos, Vincenzo Grosso, Saverio Pesapane, Matteo Tronchesi, Simona Marano, Maurizio Turchetti, Monica Puig, Elio Petrella Strutture – ing. Francesco Sepe, ing. Marco Mignone Impianti – ing. Giulio Nobler, ing. Antonio Sales, ing. Ernesto Della Villa, ing. Ivo Finizio, p.i .Domenico Scarano
  • Gruppo di progettazione: Jordi Bellmunt, Stèphane Bosc, Diego Lama, NET Engineering SpA, Michelangelo Russo

Consulenze

  • Altri consulenti: Arch. Patrizio Marino, Arch. Alessandra de Martino, Botanica – Dott. Luciano Mauro Geologia – dott. Maurizio Cice Dott. Ing. Flavio D’Apuzzo, Dott. Ing. Leonardo Disa Geotecnica – Prof. Ing. Giacomo Russo Idraulica, idrologia – Prof. Ing. Rudy Gargano Archeologia – Dott.ssa Filomena Moscato Sicurezza – Dott. Arch. Francesco Mattiello Stime e computi - arch. Carmela Angoretti
In collaborazione con: Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Napoli. Powered by Europaconcorsi