Marzo 2008
Editoriale Corriere della Sera/Corr. del Mezzogiorno del 26 marzo 2008
La Facoltà di Architettura Federico II non è più quella di una volta. Sono morti gli Architetti dOro, i primi architetti napoletani, quelli nati tra il 1900 e1920, coloro che hanno realizzato la ricostruzione del dopoguerra. Sono andati in pensione quasi tutti gli Architetti di Cemento, cioè i nati tra il 1920 e il 1940, coloro che hanno realizzato la ricostruzione post-sisma. La Facoltà è rimasta sguarnita di personalità ingombranti. Restano gli architetti nati dal 1940 al 1960, che hanno vissuto sulla propria pelle il 68 e che, pur se davvero bravi, sono stati schiacciati dalle generazioni precedenti (e per questo potrebbero venir chiamati Architetti dInchiostro: troppi disegni in contrapposizione alle poche realizzazioni costruite).
In questo contesto così slabbrato ne accadono di tutti i colori: i concorsi universitari vengono svergognati, ridicolizzati e squalificati sui giornali, e i giudici (che dovrebbero giudicare i meriti universitari) vengono ascoltati dai magistrati (che dovrebbero giudicare i delinquenti).
Il Preside Benedetto Gravagnuolo, esaurito il suo doppio mandato e non più eleggibile, sta per lasciare il campo ad un successore, tra qualche settimana scopriremo chi verrà scelto dalle bizantine politiche universitarie. In ogni caso il Preside sarà espressione della Facoltà e sua immagine. Unimmagine oggi non bella. La Facoltà appare unistituzione screditata, danneggiata da una paralisi di pensiero ventennale imposta dalle precedenti generazioni di architetti che, in disaccordo praticamente su tutto, hanno schiacciato la buona politica universitaria in favore di scelte di comodo che mettevano daccordo le singole monadi. Il risultato è stato lo sviluppo di unistituzione che non è in grado di insegnare niente ai suoi allievi (tra i meno preparati dEuropa), che non è in grado di intervenire nel merito delle trasformazioni urbane che interessano Napoli, che non esprime unidea, una posizione, un punto di vista significativo o autorevole, che non aiuta la città a crescere. Unistituzione occupata da chi, per un briciolo di spazio allinterno di un piccolo sistema di potere, sacrificherebbe ideali e allievi. Purtroppo non si tratta di un parere soggettivo ma di un dato certificato ogni anno da impietose classifiche nazionali.
Sul cambio della guardia in sella alla Presidenza chi scrive è ovviamente di parte, non nei confronti di una specifica persona, piuttosto verso principi di ordine generale: in un momento così difficile per la città (ma in un momento di grande rinnovo urbano) sarebbe giusto che la Facoltà desse un segnale di svolta e scegliesse una personalità diversa; innanzitutto un giovane (anche se questa parola suona strausata e retorica), magari qualcuno che nella vita professionale si è occupato realmente di architettura, che conosce i problemi urbani della città, che ha unidea di Napoli e del suo destino. Chissà chi, tra i concorrenti in lizza, si avvicina a questo ideale di Preside, lo vedremo. In ogni caso lidentikit aderisce perfettamente al preside uscente Gravagnuolo. Il suo prestigio avrebbe potuto mettere in sesto unistituzione malata. Non è stato così, peccato. Oggi forse, man mano che personalità troppo forti e carismatiche stanno lasciando spazio a generazioni più giovani, il compito potrebbe essere più semplice. Speriamo.