Progetto terzo classificato e Premio “Ossigeno Italiano 2010” L’obiettivo della proposta consiste nel tentativo di integrare il centro urbano con i suoi contorni ben definiti, con la materia verde del parco che si estende a nord verso il mare.L’intervento per lo spazio della piazza della Vittoria prende spunto dall’osservazione dell’esistente: gli alberi attualmente disposti nella piazza creano un flebile collegamento tra le diverse parti della stessa ad una quota più alta del piano di calpestio. L’elemento verde diventa il motore di una evoluzione qualitativa dell’intero ambito, collante tra diverse realtà, generatore di un sistema continuo, che ha sue diramazioni spontanee: quella della Villa storica Cavallotti, i percorsi interni al parco in alcuni casi accompagnati da filari di alberi ed ancora i percorsi viari che cingono l’intera area del parco, con il ruolo di corridoi di verde per l’intero ambito. Gli elementi progettati richiamano la configurazione urbana trascinandola al di fuori della porta della città storica, ma la materia principale con la quale questi vengono rivestiti è il verde che invece si relaziona con estrema forza con il parco retrostante. Il sistema è realizzato con una maglia di piccoli pilastri inclinati. Il modulo di Porta Nuova regolerà non solo la realizzazione degli involucri verdi ma anche tutto il passo del disegno delle pavimentazioni pensate per la piazza della Vittoria. Questa rete di pilastri vuole richiamare la densità materica ed allegorica di una vera e propria foresta. Al di sopra di questa maglia di pilastri si poggia una struttura reticolare che accoglierà i rampicanti (l’ essenza scelta è quella Rhyncospermum jasminoides) anche grazie all’aiuto di reticoli metallici a rete fitta predisposti tra i supporti verticali del reticolo. Il rivestimento di questi elementi è un rivestimento “naturale” costituito dalla trama di un rampicante vegetale che si impossessa in maniera naturale di tutta la struttura, partendo da alcuni punti del terreno ed inglobando all’interno gli alberi esistenti Il verde diventa quindi una chiave di lettura unica, capace di dare una interpretazione omogenea all’intero territorio. La lettura della forma del tessuto storico suggerisce l’adozione di una struttura chiusa che si rifaccia ad un isolato a corte, un contenitore di servizi racchiuso in un involucro vegetale. L’operazione compiuta consiste nel rovesciare la logica tradizionale del processo del costruire. Il verde elemento caratterizzante il vuoto urbano diventa protagonista del manufatto architettonico. L’involucro contenente le funzioni viene smaterializzato diventando una semplice struttura il cui rivestimento è costituito da rampicanti. Il binomio tra esterno ed interno viene meno, la piazza diventa elemento catalizzatore di questo sistema, comunque percepita in un continuum spaziale senza alcuna soluzione di continuità, la vegetazione sospesa su di essa crea una copertura in alcuni punti che permettono di contenere diverse funzioni. In questo modo il verde viene inteso sia come elemento sospeso in altezza che sospeso tra città e parco archeologico, svolgendo così una funzione di cerniera spaziale. E’ un’architettura mimetica, mai uguale a se stessa. In questo modo si definisce una fitta maglia di connessioni tra la il contesto urbano e quello di respiro paesaggistico, nella quale il parco archeologico con il verde circostante assume un ruolo fondamentale per la rivalutazione dell’intero luogo. Il nuovo spazio diventa altresì una occasione per rilanciare il luogo con altre attività legate alla cultura ed allo svago dei cittadini.