“Se la realtà è fatta di punti, la possiamo chiamare pixel-house”
Il nostro pianeta presenta sintomi di infermità e di esaurimento che sono conseguenza di attività aggressive e incontrollate: inquinamento atmosferico, deforestazione, rifiuti tossici, urbanizzazione galoppante… Immaginiamo la casa come una macchina, assemblabile nelle sue parti, autonoma e produttrice di energia pulita, di durata (virtualmente) illimitata e aggiornabile con facilità con l’evolversi delle tecnologie. Il nostro pensiero si spinge quindi ad immaginare case che siano il frutto di una biomimesi totale. Case che come rettili cambiano pelle, assorbono energia solare, acqua piovana, umidità. L’insediamento prevede l’utilizzo di unità abitative progettate in serie e montate in loco. Esse sono costituite da una struttura principale in legno (profili) e da moduli di chiusura contenenti pannelli solari, infissi, elementi di produzione di energia eolica, piante autoctone, terra, raccolta acqua piovana ed elementi di connessione. Tema fondamentale è l’ubicazione del progetto sui corsi d’acqua, fonte di energia inesauribile. Sfruttando le correnti viene innescato un moto d’azione delle pale, poste in between tra l’unità abitativa e la zattera sottostante, generando dunque energia pulita ed inesauribile. Riducendo la casella di vita fino al singolo pixel e lasciando all’utente la possibilità di stabilire l’ubicazione viene generato un edificio in base alle esigenze di ogni individuo, nonché alla propria immaginazione; di conseguenza dimensioni e forma compongono lo spazio sia interno che esterno, generato autonomamente dall’utente. L’abitazione mobile offre uno sguardo affascinante in modo alternativo al vivere contemporaneo e alla definizione di ciò che noi chiamiamo casa, perché tutto può essere organizzato ovunque e in qualsiasi momento, nulla è fisso o permanente.